A  Ferrara il via a un nuovo metodo sperimentale per la cura della sclerosi, il commento della Cinti

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Londra – Si deve al suo ideatore, Professor Paolo Zamboni,  il nome del nuovo metodo sperimentale attraverso il quale, presso l’Azienda Ospedalier -Universitaria di Ferrara e la USL di Bologna,  con il pieno sostegno dei Comitati Etici, la settimana entrante si procederà ad un reclutamento progressivo di pazienti affetti da sclerosi multipla, allo scopo di testare, mediante regolare sperimentazione clinica, l’efficacia o meno della disostruzione delle vene extracraniche nel trattamento di questa gravissima patologia. Nello specifico, lo studio si chiama ” Brave Dreams”, e verrà finanziato con poco meno di 3 milioni di euro dalla Regione Emilia Romagna. Il secondo passaggio della suddetta sperimetazione riguarderà i pazienti della Sicilia e degli altri Centri sperimentatori i cui Comitati Etici hanno fornito il via libera in accordo con le disposizioni contenute in un protocollo redatto da un Comitato scientifico nazionale, sempre con l’autorizzazione e il coordinamento dell’Azienda Sanitaria dell’ Emilia Romagna. Per l’attuazione di questo importante studio, di fatto è stato fondamentale il parere concorde del Ministero della Salute, cui spettava la decisione preventiva in merito alla possibilità di ricorrere all’utilizzo di dispositivi medici nell’ambito della sperimentazione in procinto di attuazione.

A tal proposito la Cinti dichiara: ” Anche quella contro la sclerosi multipla è una battaglia nella quale la società civile deve fermamente credere e sostenere, ma spetta innanzitutto alle Istituzioni riconoscerne la priorità, senza perdere mai di vista l’obiettivo finale. Stiamo infatti parlando di una nuova, auspicabile conquista che in futuro (speriamo non troppo lontano), potrà concretamente realizzarsi, restituendo serenità alle tante, troppe persone che attualmente, nel mondo, subiscono direttamente o indirettamente le devastanti conseguenze di un male ritenuto ancora in buona parte oscuro. Le sperimentazioni sono certo ancora ad uno stadio iniziale, i dibattiti e i confronti a livello non solo scientifico, ma più ampio e trasversale non mancano. E’ pur vero che come per altre terribili patologie del nostro tempo, quello che veramente conta è incentivare positivamente la speranza attraverso l’impegno concreto e tenace da parte di coloro cui spetta il delicato compito di valutare e decidere in merito alla attuazione delle diverse sperimentazioni. Spetta loro il dovere di rapportarsi costruttivamente con il personale medico e di ricerca impegnato costantemente nella ricerca di uno spiraglio che sia l’avvio verso la risoluzione del problema. Pochi paletti e più collaborazione”.

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