Verso una democrazia cosmopolitica

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Nella politica contemporanea la democrazia emerge come modello vincente. I paesi con i più consolidati sistemi democratici sono anche quelli economicamente prosperi e politicamente dominanti. Al di fuori di questa parte del mondo in cui i cittadini hanno la possibilità di nominare, controllare e licenziare i propri governanti, però, spesso i regimi sono autoritari e dispotici ed i rapporti internazionali contraddistinti dal dominio dei più forti sui più deboli.
Parte da questa constatazione “Cittadini del mondo. Verso una democrazia cosmopolitica”, il nuovo saggio di Daniele Archibugi, dirigente di ricerca presso l’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Irrps-Cnr), docente all’Università di Londra (Birkbeck College), consulente dell’Unione Europea, dell’Ocse e di varie agenzie Onu. Il volume, edito da Il Saggiatore, verrà presentato domani, 11 febbraio, alle ore 17,00 da Giancarlo Bosetti, Giacomo Marramao, Giovanna Melandri e Stefano Rodotà presso la sala conferenze della Fondazione Basso in via Dogana Vecchia 5 a Roma.
Ma come muoversi “verso una democrazia globale”? “La global governance”, spiega l’autore, “è oggi invocata nei vertici del G8 e dai manifestanti dei movimenti, dal World Economic Forum a Davos e dal World Social Forum a Belem, da governi e da organizzazioni internazionali, ma quale forma debba prendere è invece argomento del tutto controverso. Ancora più che controverso, è campo di scontro politico”.
Archibugi propone di rafforzare le organizzazioni internazionali esistenti e crearne di nuove. Anzitutto, secondo il ricercatore dell’Irrps-Cnr, dando “accesso alle organizzazioni regionali e ad attori non statali” nell’Assemblea generale dell’Onu e, soprattutto, creando una “Assemblea parlamentare mondiale” che “rappresenti i cittadini indipendentemente dagli stati cui appartengono” e che concentri i propri poteri sulla “protezione di diritti umani fondamentali, con la possibilità anche di deliberare un intervento umanitario per quanto riguarda questioni di sopravvivenza” e sulla ridefinizione, “in caso di controversie, di confini e competenze delle varie comunità politiche”. Tale Assemblea dovrebbe tra l’altro “indicare il potere decisionale e le forme di rappresentanza di organismi trasversali”, “svolgere periodiche analisi indipendenti di revisione e controllo delle prestazioni dei sistemi democratici nazionali” e “valutare e indirizzare l’azione politica sulla base dei valori e delle norme della democrazia”.
Secondo Archibugi si dovrebbe poi “limitare proceduralmente e sostanzialmente l’uso del potere di veto da parte dei membri permanenti ed aumentare i seggi per consentire una più equa e significativa rappresentanza dei paesi” nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu, attivando “procedure per interventi tempestivi tramite una Armata di salvataggio permanente”.
Per quanto riguarda il potere giudiziario l’autore propone “il rafforzamento del ruolo della Corte Internazionale di Giustizia rendendo la sua giurisdizione obbligatoria e allargandone le competenze anche a dispute con attori non statali”; la “piena implementazione del Trattato istitutivo della Corte Penale Internazionale e l’aumento degli stati partecipanti”; lo “sviluppo della pratica della mediazione e dell’arbitrato di parti terze”. Anche nel Consiglio per i diritti umani, andrebbe rafforzato il ruolo di “organizzazioni non governative e gruppi di pressione indipendenti”.
Il volume, col titolo “The Global Commonwealth of Citizens”, è stato già pubblicato dalla Princeton University Press ed è stato presentato tra l’altro alle Università di Oxford, Cambridge, Parigi, al Parlamento inglese, alla London School of Economics.