Innovazione: l’Italia ha carte da giocare

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L’Italia, secondo l’European innovation scoreboard (Eis), si colloca tra i paesi moderate innovators nel contesto dei membri dell’Unione Europea, lontana dai leader dell’innovazione e sorpassata sia dai paesi del Sud Europa (Spagna, Portogallo e Grecia), sia da quelli dell’Europa dell’Est quali Repubblica Ceca, Estonia e Slovenia. Se le attuali tendenze dovessero essere confermate, il nostro Paese potrebbe addirittura scivolare nell’ultimo gruppo, quello dei catching up countries.
Di queste problematiche si discuterà durante il Convegno “Ricerca e imprenditorialità nella società della conoscenza”, che si terrà a Roma domani 19 maggio presso la sede del Consiglio nazionale delle ricerche a Roma. Sarà l’occasione per presentare i dati più recenti sul posizionamento del nostro Paese nel quadro internazionale e per riflettere sui risultati conseguiti dai gruppi di ricerca italiani che hanno lavorato nell’ambito del progetto “Nuove dinamiche di sviluppo competitivo nella società della conoscenza”, finanziato dal Ministero dell’istruzione, università e ricerca (Miur) nel quadro del Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base (Firb).
La dinamica dell’innovazione internazionale (Fonte Eis) mostra che negli ultimi 10 anni ha avuto luogo un processo di catching-up di alcuni grandi paesi emergenti; in particolare, nella graduatoria di oltre 40 paesi la Cina guadagna 8 posizioni, Brasile e Turchia 5, mentre per altri paesi, quali Russia, Messico e Argentina il divario continua ad aumentare.
“Analizzando le varie dimensioni della struttura innovativa, la posizione dell’Italia risulta comunque variegata”, spiega Giorgio Sirilli, ricercatore dell’Istituto Istituto di studi sui sistemi regionali federali e sulle autonomie “Massimo Severo Giannini” (Issirfa) del Cnr, vice-presidente del Gruppo di Esperti nazionali sugli indicatori della scienza e della tecnologia (Nesti) dell’Ocse e animatore del Convegno. Da una parte, il Paese mostra segnali incoraggianti nello sviluppo delle infrastrutture tecnologiche, in particolare nell’Ict; dovuto principalmente alla diffusione della banda larga, dove l’Italia ha recuperato il ritardo accumulato negli anni passati. Il Paese conferma la sua tradizionale specializzazione nella componente non tecnologica dell’innovazione, tanto che l’indice relativo ai marchi e al design presenta un significativo tasso di crescita. Segnali di miglioramento anche per quanto riguarda le risorse umane: aumentata la proporzione dei laureati e dottorati in materie tecnico scientifiche e scienze sociali, anche se il declino demografico fa aumentare artificialmente la percentuale di giovani con lauree e dottorati”.
I risultati peggiori, però si registrano negli effetti economici derivanti dall’innovazione in termini di una riduzione di fatturato derivante dalla vendita di prodotti innovativi. “Esempi come quello recente dell’automobile”, conclude il ricercatore Cnr “mostrano, infatti, che abbiamo carte da giocare, ma per questo è necessario che i punti di eccellenza tecnologici non siano lasciati da soli, ma siano al contrario connessi in un sistema innovativo integrato”.
“All’interno dei 27 paesi membri della Ue si assiste a un processo di convergenza più evidente”, aggiunge Daniele Archibugi dell’Istituto di ricerca sulle politiche sociali (Irpps) del Cnr. “I paesi con minore attività innovativa, tra i quali si distinguono Romania, Bulgaria e Portogallo (rispettivamente con un incremento medio annuo dell’indice sintetico di innovazione nel quinquennio 2004-2008 di 6,9%, 7,0% e 4,9%) hanno aumentato il proprio impegno più dei leader europei quali Svezia, Finlandia, Germania (rispettivamente 1,2%, 2,2%, 2,2%). Di conseguenza, le distanze all’interno della Ue tendono a ridursi. I nuovi membri sembrano così beneficiare dell’integrazione europea anche in termini di opportunità innovative. L’Italia mostra una posizione nel 2008 al di sotto della media europea ed una crescita negli ultimi cinque anni pari all’1,8%, anch’essa inferiore alla media europea (2,3%)”.
Dopo i saluti del prof. Luciano Maiani, presidente del Cnr, il Convegno verrà aperto da Franco Malerba, docente della Bocconi e coordinatore del Progetto. S
eguiranno tre relazioni tematiche: “Dai modelli alle politiche: la lezione del modello lineare” di Margherita Balconi, Università di Pavia, “Innovazione e performance economiche” di Mario Pianta, Università di Urbino, “Internazionalizzazione, spillovers di conoscenza e performance” di Marco Mulinelli, Università di Brescia.
In conclusione una tavola rotonda dal titolo “La politica della ricerca e dell’innovazione in Italia” introdotta e coordinata da Giorgio Sirilli, dell’Issirfa-Cnr a cui parteciperanno Daniele Archibugi, dell’Irpss-Cnr, Mario Calderini, del Politecnico di Torino, Paolo Guerrieri, della Sapienza – Università di Roma, Luigi Paganetto, presidente dell’Enea.