Renzo Arbore con l’Orchestra Italiana in concerto a Londra

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Orchestra imparato[1]Londra – All’anagrafe è Lorenzo Giovanni Arbore, ma per tutti è solo e unicamente Renzo Arbore.
Devo intervistarlo al telefono: quando comincia a parlare riconosco la sua inconfondibile “r” moscia, e quando mi accenna i titoli dell’album My American Way! che il 14 marzo porterà insieme all’Orchestra Italiana al Barbican di Londra, mi sembra di sentire in lontananza lo swing di un pianoforte, l’allegra ballata di una fisarmonica e la nostalgia di un mandolino.

Per un quarto d’ora, il tempo della telefonata, mi è sembrato di chiacchierare con il Maestro della tradizione popolare napoletana around the world davanti a una tazzulella di caffè sulla splendente costiera amalfitana al tramonto.

E invece l’ho chiamato da un locale della Riverside Londinese: qui il riservato sole britannico sta tramontando dietro il Millenium Bridge, e sul mio tavolino insieme a fogli, penne e registratore c’è un bicchiere di carta da cui fuma del caffè americano.
My American way, penso.

Maestro, è da poco terminato Sanremo e l’abbiamo vista tornare sul palco dell’Ariston dopo 28 anni…  la domanda nasce scontata. Che emozione le ha fatto?

E’ stata un’emozione potentissima perché tornare a Sanremo, anche per un artista che ha girato il mondo, è una specie di “laurea” italiana. Una consacrazione della canzone napoletana ad essere un evergreen, una canzone senza tempo. Quando hai un grande successo, quando ”tutti mi vogliono, tutti mi cercano”, per dirla alla Rossini, l’emozione diventa straordinaria, potente.

Secondo il presentatore Fabio Fazio, Sanremo 2014 è stato un Festival “all’insegna della contemporaneità”. Come giudica lei dal punto di vista musicale quest’ultima edizione? Ci dà un voto e un giudizio sulla musica italiana in questo periodo?

Quello di oggi non è un grandissimo momento per il pop italiano che nel passato ha avuto grandi momenti di splendore. Diciamo che è difficile che oggi nasca un nuovo De Gregori, un nuovo Celentano, un nuovo Battisti. Il pop italiano oggi è quello che abbiamo visto a Sanremo: canzoni moderne con dei testi accettabili, alcune con delle buone idee.

Per esempio?
Rocco Hunt mi è piaciuto tantissimo. Anche Frankie Hi-nrg e Renga hanno scritto delle belle canzoni, mi sono piaciuti.
Sanremo ieri, Sanremo oggi…
Tempi diversi… Io ho fatto parte di Sanremo quando le canzoni del Festival venivano esportate in tutto il mondo, compresa l’Inghilterra; feci parte della Commissione d’ascolto quando Gli occhi miei venne ripresa da Engelbert Humperdink (artista-leggenda dell’industria musicale per numero di dischi venduti nel Regno Unito nonchè amico di Elvis Presley, ndr). Il brano Stasera sentirai la mia canzone diventò prima nella Hit Parade francese, La voce del silenzio di Dionne Warwick fu esportata negli Stati Uniti.

Un cantante italiano di oggi… che definirebbe “arboriano”?
Elio e le Storie Tese. Elio è un po’ l’erede mio, fa musica importante però sempre fingendo sia musica minore.
L’umorismo della terra dei cachi o della canzone Mononota… quella è la strada che mi piace vedere percorrere.

Ci dà un’anticipazione del suo ultimo album, My American Way?

E’ una raccolta di canzoni italiane cantate un po’ all’americana, nell’american way, appunto: ci sono pezzi come E se domani, Anima e core, Resta cu’ mme, Permettete Signorina… alcuni di questi li canterò al Barbican il 14.

Tra tutti quelli che ha scritto e interpretato, qual è il suo brano preferito?
Senza dubbio How wonderful to know (Anema e core)
Pensi che un po’ tanti anni fa veniva cantata da Cliff Richard, il più famoso cantante inglese prima dei Beatles.

Diciamo una parola: reality …
Credo sia una moda televisiva che piano piano scomparirà, ha fatto il suo tempo.
Al contrario del cinema che è finzione, tutta la televisione ormai è reality: l’intrattenimento, le notizie, le news sono tutto un reality. Guardi i talk show politici…
Ma quello dei reality è un linguaggio televisivo che non mi piace: io amo la tv d’autore, quella che arricchisce il pubblico, e non quella che lo impoverisce.

Cosa ne pensa invece dei Talent show?

Al contrario il talent mi interessa molto: sia Italia’s Got Talent, sia Amici, eccetera… 
Quale format televisivo inventerebbe lei oggi?

Farei un talent di musicisti, di pianisti, jazzisti o gruppi vocali: insomma un talent di artisti che di solito non vengono rappresentati, perché in Italia i talent show stanno producendo quasi esclusivamente cantanti.

L’Orchestra italiana, nata nel 1991, ha segnato grandi successi in giro per il mondo… quali sono i più importanti obiettivi raggiunti?

Un obiettivo raggiunto innanzitutto è la durata: con i nostri 23 anni siamo l’Orchestra Stabile più longeva della storia della musica.
Altri obiettivi sono stati i concerti alla Royal Albert Hall di Londra, alla Radio City Music Hall di New York, nella Piazza Rossa di Mosca e nei maggiori teatri di Pechino e Shanghai.

Ci sono posti o luoghi ancora da esplorare o da raggiungere?
Vorrei suonare all’Havana, a Cuba, una delle patrie della musica del sole, e fare un giro anche nell’Europa dell’Est che abbiamo un po’ trascurato.

I progetti musicali di cui va più fiero?

L’aver rilanciato lo Swing con il cd “Tonite! Renzo Swing!”, prima che arrivasse in Italia Michael Bublé. O Jamie Cullum, che è il mio preferito.
Ma anche aver rilanciato la canzone americana, quella napoletana, quella italiana in americano.  E la canzone umoristica con il clarinetto.


Un’ultima domanda che riguarda Londra: oggi sono più sempre di più gli italiani che lasciano il Bel Paese per trasferirsi nella City britannica. Fino a un po’ di tempo fa per i giovani era un’avventura da Erasmus o la ricerca di un lavoro generico. Oggi, in particolare negli ultimi anni, molte persone vengono qui per esportare il proprio talento e la propria professionalità, portando in valigia il loro essere italiani. Lei che consigli darebbe loro?

Io credo che da Londra, dalla London way of life, abbiamo molto da imparare.
Ma spero che gli italiani che oggi si trovano a Londra,  arricchiti dall’esperienza britannica, tornino poi in Italia.
Perché il nostro è un paese bellissimo.

Maestro, cosa dice ai suoi fan che sono in attesa del suo concerto del 14 marzo al Barbican Centre?
Il 14 spero che sarà una grande festa italiana, anche per gli inglesi.

Grazie mille Maestro, è stato un vero piacere!
A presto allora, ci vediamo al suo concerto!

Intervista realizzata da:
Gloria Danili
e da
Gianni Manuel di Italian Style Radio

PER INFORMAZIONI

14 March 2014
BARBICAN   – London
www.barbican.org.uk  (Centre Silk Street London EC2Y 8DS)
doors open: 7,00pm – show time:  8,00pm
ticket price: £ 58 / £ 52 / £ 47,00 adv + service charge (same prices at the door, the show night)

<a href=”http://www.renzoarborechannel.tv/”>http://www.renzoarborechannel.tv/</a>