Chiellini ringrazia Mourinho per i complimenti: “Ad Havard per un master in economia”

Il difensore parla dei suoi anni alla Juventus e della sua carriera da professionista

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Il difensore della Juventus Giorgio Chiellini è stato ospite del suo compagno di squadra Wojciech Szczęsny e di Łukasz Wiśniowski nel programma polacco “Prosto w Szczenę” e ha parlato di vari temi:

Una battuta su Szczesny: “Sì lo conosco, ci vediamo qualche volta (ride, ndr)”.

Quando hai deciso di diventare un giocatore di calcio?
“Non è stata una scelta, il calcio è la mia passione e ho iniziato a giocare quando avevo cinque anni. Sono stato fortunato, perché ho avuto la possibilità di farlo, è stato un lungo viaggio, ho iniziato a capire che potevo diventare un professionista all’età di 15-16 anni, sono cresciuto e sono migliorato anno dopo anno. Mio padre giocava a calcio, non a livello professionistico ma giocava per passione nei weekend, con gli amici”.

Sul calcio italiano: “Da 5-10 anni in Italia non abbiamo difensori di livello internazionale, non è normale. Certo, dobbiamo imparare dai migliori allenatori, però al contempo è importante mantenere le nostre qualità. Prima vedevi i difensori italiani come Gentile, Scirea, Bergomi, Baresi, Maldini, Costacurta, Cannavaro, Nesta, Materazzi… e adesso arrivi alla mia generazione, ci sono Barzagli e Chiellini, Bonucci di 3 anni più giovane, e poi quasi dieci anni di niente. Ci sono Romagnoli, Rugani, Caldara che però sono nati nel ’94-’95”.

Sul ruolo di leader: “Penso che sia un po’ naturale. Marcello Lippi una volta ha detto una frase che è molto importante per me. Il campione, qualcuno che gioca grandi partite, il fuoriclasse, è qualcuno che gioca e aiuta gli altri giocatori a raggiungere un livello superiore. Penso sia vero. Ho giocato con Cannavaro, Pirlo, Buffon e non si tratta solo della loro qualità. Il loro segreto era la determinazione a migliorare costantemente il loro livello. Hanno aiutato la squadra, non solo a difendere, parare o attaccare ma anche qualcosa di più. È difficile diventare leader da soli, è più facile imparare da qualcun altro. Ci sono sempre 3-4 giocatori nello spogliatoio, che sono leader e un esempio per i più giovani. Quando finisci tu, la prossima generazione sta aspettando. Guardi i leader e quando se ne vanno, non hai altra scelta che prende il loro ruolo”.

Sulla BBC: “Siamo complementari, quando giocavamo nella difesa a tre eravamo vicini alla perfezione. Non avevo bisogno di vedere Leo o Andrea, sapevo tutto di loro, le loro migliori qualità e i loro punti deboli.

Sui complimenti di Mourinho: “Ad Harvard mi piacerebbe andarci per un master in economia, non per tenere una lezione sulla difesa…”

Sul morso di Suarez: “Non mi arrabbiai tanto per il morso, ma per la mancata espulsione. Era una partita importante, in 10 non avrebbero vinto quella partita.”

Sugli avversari: “In campo mi trasformo, è naturale. E ora sono anche più calmo di quando era giovane. Devo trovare un nemico ad ogni partita, per un difensore la sfida contro l’attaccante è fondamentale. In serie A ce ne sono molti: Higuain, Icardi, Dzeko…”.

Su Buffon: “In Nazionale urlava peggio che alla Juventus, era sempre più teso. Ma è utile avere alle spalle uno che ci aiuta non soltanto con le parate ma pure a parole”.