Balo ritrova l’Inter: una storia finita presto. I tabù fatti per essere sfatati

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Cinque partite: due vittorie, altrettante sconfitte e un pareggio. Senza mai segnare. È questo il bilancio di Mario Balotelli contro l’Inter. La “sua” Inter, che ha lanciato l’attaccante nel calcio dei grandi per poi salutarlo, dopo gli attriti con Mourinho nella stagione del Triplete e quella maglia gettata a terra dopo il successo col Barcellona.

Contro il passato, per salvare il Brescia. SuperMario è tornato a casa, forse diverso, probabilmente più maturo. Anche se l’episodio della fotocamera distrutta qualche dubbio in tal senso lo lascia, sulle intemperanze che fanno parte di un carattere sempre pronto ad accendersi. Ha fatto una scelta diversa: per la prima volta in carriera, corre per la salvezza. Pura e semplice, perché l’obiettivo delle pur ambiziose Rondinelle è sempre stato abbastanza chiaro. E in questo momento non è neanche tanto vicino.

Finora non è andata benissimo. Balo si è messo in gioco, ma il suo bilancio in questo avvio di stagione parla di un gol in quattro partite. Poco mobile, non ancora in condizione, sicuramente non determinante, per quanto il calendario non fosse affatto facile. Stasera gioca per salvare il Brescia, dicevamo. Ma anche per salvare Corini. Altrimenti sembra pronto un altro ritorno a casa, quello di Prandelli.

Con l’ex ct, alti e bassi. I due si ritroverebbero dopo la comune esperienza in nazionale. Prandelli ha saputo valorizzare più di chiunque altro il SuperMario azzurro, in quell’Europeo 2012 che resta la miglior uscita dell’Italia post-2006. Molto più deludente nel 2014, ma non è uno degli allenatori che lo hanno scaricato. Anzi.

Una storia diversa. Al di là delle necessità del Brescia, e della suggestione di rivedere Balotelli contro i nerazzurri, l’incrocio con l’Inter, a quasi dieci anni di distanza dall’anno, fa riemergere i what if della storia del miglior talento bruciato dal calcio italiano dai tempi di Cassano. Cosa sarebbe successo, se Mad Mario fosse rimasto in nerazzurro? Avrebbe trovato un allenatore in grado di domarlo? Sarebbe diventato una bandiera del Biscione? Interrogativi che non avranno, ovviamente, una risposta. Oggi è, di nuovo, un nemico, sportivamente parlando. Che salvo sorprese San Siro riempirà di fischi, come già capitato in altre occasioni. Anche per esorcizzare lo spauracchio. Perché i tabù sono fatti per essere sfatati, e a un certo punto anche un buono come Balotelli qualche vendetta se la vorrà prendere. C’è da salvare il Brescia.

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