Milan campione d’Italia: da Ibra a Ibra (2011-2022)

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Milan campione d'Italia 2022

Il 22 ottobre 2019 il Milan perdeva 5-0 in casa dell’Atalanta e le telefonate della dirigenza rossonera in America si moltiplicavano. L’intento era quello di riportare da Los Angeles a Milano Zlatan Ibrahimovic, protagonista assoluto dell’ultimo tricolore rossonero, quello del 2011. Eppure lo scetticismo su questa strategia era parecchio, tra chi diceva che lo svedese era troppo vecchio e chi invece sosteneva che dopo l’operazione al ginocchio le prestazioni in campo del numero 11 rossonero non sarebbero state più le stesse.

Eppure la smentita a tutte quelle parole arriva proprio dal campo, Zlatan fa ritorno a Milano e inizia a dimostrare fin da subito che è ancora in grado di essere un trascinatore, però avere 40 anni è diverso da averne 28. Ibra riesce ad essere decisivo in un derby con una doppietta, ma allo stesso tempo gli acciacchi e gli infortuni lo tengono lontano dal campo e la squadra ne risente. E allora il miglior modo di trovare la via della vittoria rimane quello di saper trasmettere la mentalità vincente ad un gruppo di giovani talentuosi che però non è ancora abituato a vincere qualcosa.


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Zlatan non perdona e allenamento dopo allenamento dice ai suoi che non accetta palloni sbagliati, facendogli capire che a questi livelli deve essere normale fare le cose per bene. La squadra lo segue e impara, partita dopo partita, riuscendo a conquistare uno Scudetto sofferto all’ultima giornata ai danni di un’Inter che sulla carta aveva un organico più forte, ma che all’atto pratico non ha avuto la stessa determinazione di un gruppo di giovani che nel giro di due anni ha avuto una crescita a dir poco spaventosa, basti pensare a Leao, TonaliTheo Hernandez.

“Quando la gente parla male mi dà l’adrenalina di dimostrare che non è come dicono. Si lavora in silenzio e si dimostra tutto con la prestazione in campo”. Queste le dichiarazioni di Ibrahimovic in un’intervista rilasciata a Sky in compagnia dell’ex compagno di squadra Massimo Ambrosini. Parole pronunciate in tempi non sospetti, quando nessuno avrebbe mai immaginato che il Milan sarebbe riuscito a compiere l’impresa Scudetto.

Quando Ibra arrivò al Milan 10 anni fa il contesto era di gran lunga differente, in squadra c’erano campioni assoluti come Seedorf, Gattuso, Pirlo, Inzaghi e tanti altri, ma lì la sfida era quella di far uscire “l’ultima adrenalina” dalle gambe di giocatori che avevano già vinto tutto ma che in quel momento avevano bisogno di qualcuno che li trascinasse. Era il 2011 e quello fu uno Scudetto dominato dall’inizio alla fine del campionato.

In questo caso la sfida era molto più difficile, perché un conto è trascinare verso la vittoria una squadra di campioni affermati, altra storia è riuscire ad insegnare come si vince ad un organico giovane privo di esperienza. Ed ecco che Zlatan nella sua seconda vita rossonera riesce il primo anno a far arrivare il Milan al secondo posto, riportandolo in Champions dopo tanto tempo, mentre il secondo anno, nonostante gli infortuni, riesce ad essere decisivo tutte le volte in cui è in campo, come ad esempio all’Olimpico in casa della Roma con una punizione imprendibile, arrivata in un momento in cui 70mila persone gli urlavano “zingaro”.

Con il 19esimo Scudetto del Milan, Zlatan, festeggiando con tanto di sigaro in bocca durante la premiazione, è riuscito dove campioni assoluti come Kakà e Shevchenko hanno fallito, ovvero tornare una seconda volta al Milan e riuscire a vincere ancora, ma il fattore che rende eterna questa impresa è quello essere riuscito a farlo con una squadra di giovani, data fin dall’inizio per sfavorita. A questo punto la domanda che tutti si pongono sarà quella di capire se Ibra abbia intenzione o meno di appendere le scarpe al chiodo, ma qualunque dovesse essere la decisione finale c’è la certezza che Zlatan ha già vinto.

Dietro la scelta di Ibra di tornare in rossonero c’era stato il consiglio del suo procuratore Mino Raiola, venuto a mancare da poco, ed è proprio a lui che lo svedese ha deciso di dedicare la vittoria del tricolore: “dedico questo premio a Mino Raiola, il primo trofeo senza di lui. Quando sono tornato in Europa ero vicino al Napoli, poi non sono più andato lì. Ho chiesto a Mino dove sarei potuto andare per fare la differenza e lui mi ha risposto che solo io avrei potuto salvare il Milan. Questo Scudetto è per lui”.

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