Suicidio agente penitenziario a Roma

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“Il tragico gesto dell’agente di polizia penitenziaria, trentacinquenne, originario della
provincia di Reggio Calabria ma residente a Roma, il sesto suicidio tra il personale
penitenziario dall’inizio dell’anno, insieme ai 54 detenuti che si sono tolti la vita, sono la
prova provata che lo Stato ha abbandonato personale e detenuti al loro destino”. Così Aldo
Di Giacomo, segretario generale del S.PP., che per due giorni ha protestato in catene davanti gli
uffici del Ministro Nordio, annunciando altre iniziative di protesta e chiedendo le dimissioni
del Ministro Nordio e del sottosegretario Del Mastro. “Non possiamo ulteriormente
tollerare che – aggiunge – i massimi responsabili politici dell’Amministrazione Penitenziaria
siano al loro posto spacciando il “decretino carcere tutto come prima” per la soluzione
dell’emergenza carcere che ha raggiunto livelli mai registrati prima e che fa somigliare le
nostre alle carceri sudamericane. Come non è più sopportabile che il sottosegretario Del
Mastro, in giro per gli istituti in occasione delle nuove assunzioni del tutto inadeguate a
fronteggiare la carenza di organico, continui ad elogiare il lavoro del personale salvo a
lavarsi le mani rispetto a condizioni di lavoro che sono le stesse dei lavoratori
extracomunitari questa estate nei campi. Con l’aggravante che alle 12 ore di lavoro di
media, alla rinuncia delle ferie – dice Di Giacomo – bisogna aggiungere i 2mila agenti
aggrediti e costretti alle cure dei sanitari dall’inizio dell’anno. Il suicidio è purtroppo diffuso
non solo tra il personale penitenziario (22 casi in tre anni) ma anche tra gli appartenenti a
tutte le forze dell’ordine – commenta Di Giacomo – al punto che il numero di agenti di
polizia morti per suicidio è più del triplo rispetto a quelli feriti a morte nell’esercizio delle
loro funzioni di contrasto alla criminalità. Una forte componente è connessa allo stress
psico-fisico in moltissimi casi. E tra le molteplici cause, emerge proprio lo stress intenso cui
le forze dell’ordine sono esposte quotidianamente, specie nelle carceri dove il personale in
questi primi sei mesi ha subito 881 aggressioni con le carceri campane al primo posto, seguite
da quelle lombarde e laziali. Anche le malattie professionali correlate allo stress lavorativo sono in
aumento del 120%. Sulla prevenzione della salute sul posto di lavoro e per il supporto
psicologico non si fa nulla. In Italia abbiamo delle grandi difficoltà, primo fra tutte non si
indaga sui suicidi tra le forze dell’ordine. Noi abbiamo da tempo chiesto di avere chiarezza
su queste morti, perché è giusto che venga data una risposta in tempi rapidi, anche perché
se si continua così a nascondere sempre il problema, tutte queste morti non avranno mai
una risposta. È una situazione intollerabile che ci angoscia profondamente con il pensiero
rivolto alle famiglie dei nostri colleghi”

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