Marò, diplomazie al lavoro aspettando lunedì.

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India Ship FiringBishkek – Mai come in queste ultime ore i due fucilieri italiani del Reggimento San Marco imbarcati sulla Lexie come componenti del Nucleo Militare di Protezione della Marina Militare sono vicini al rischio di essere condannati con la pena di morte.

Infatti lunedì il caso potrebbe tornare ad essere sotto la giurisdizione territoriale di Kerala e tolto quindi alla Nia (National Investigation Agency) che non è ancora riuscita a risolvere il caso assegnatole dalla Corte Suprema Indiana.

I politici indiani esprimono solidarietà all’Italia.
Ma con i fatti nessun passo in avanti della giustizia indiana verso il riconoscimento dell’immunità funzionale.

Ore decisive tra incontri diplomatici tra i due paesi, delegazioni di parlamentari in viaggio verso l’India e funzionari italiani che cercano soluzioni tecniche per liberare i due marò.

Vedremo nei prossimi giorni.

Analizziamo ora il caso.

Molte volte la causa di un evento è più semplice di quanto si possa immaginare. Potrebbe trattarsi da parte dei pescatori indiani della difesa di una pagnotta di pane.

La morte di Ajesh Pinky (25 anni) e Selestian Valentine (45 anni) sul peschereccio indiano St. Antony che era a 300 metri dalla nave italiana quando è stato colpito potrebbe essere causata dall’intenzione di far cambiare rotta alla Lexie.

Perché? Probabilmente per difendere le loro reti.

Davanti le coste del Kerala ai pescatori è assegnata un’area appositama molti di questi preferiscono pescare in altre acque non assegnate alla pesca né al governo indiano. Lì gettono in acqua le loro reti.
I pescatori hanno l’abitudine, non legittima, di avvicinarsi alle grandi navi mercantili per far deviare la loro rotta se in quel punto hanno posto le loro reti da pesca che si potrebbero strappare al passaggio delle navi.

È verosimile che il St. Antony abbia messo le sue reti oltre il legittimo e che l’Enrica Lexie stesse passando proprio in quel punto e allora il peschereccio abbia puntato verso la nave per farla spostare.

A bordo della Lexie, vedendo un’imbarcazione che si avvicinava senza permesso e si intrometteva nella sua navigazione, l’azione sarebbe stata registrata come un atto ostile.quindi hanno prontamente attuato le regole del caso: sparare in acqua per mettere in fuga il peschereccio, per far capire di non avvicinarsi oltre. Di certo non si può credere che la nave italiana abbia aperto il fuoco contro un peschereccio senza una motivazione. In sintesi, il peschereccio avrebbe potuto avere un comportamento ritenuto ostile dalla petroliera la quale avrebbe dovuto sparare in acqua.

Cosa può essere successo dopo?

Impensabile che il St. Antony si sia fermato e che i fucilieri abbiano continuato a sparare e ucciso dei civili, fermi e che collaboravano.
La Marina Italiana afferma che il peschereccio non abbia risposto all’avvertimento e dalla petroliera si potrebbe aver sparato senza che il peschereccio avvertisse gli spari.

Il 24 aprile scorso, il governo italiano ha decide di compiere “una donazione ovvero un atto di generosità slegato dal processo”.

Ai parenti delle vittime, durante lo svolgimento delle indagini, sono state versate 10 milioni di rupie ciascuna, in totale quasi 300.000 euro.

Le famiglie delle vittime hanno ritirato la denuncia contro i due fucilieri, lasciando solo lo Stato del Kerala dalla parte dell’accusa.

Lo scorso 25 ottobre, il Senato italiano ha approvato definitivamente di permettere a 108 detenuti di origine indiana di scontare la pena nel loro paese e, allo stesso modo, di far rientrare in Italia 18 italiani detenuti in India.

Cerchiamo di sciogliere anche questo brutto e duro nodo.
E che questo nodo non diventi un cappio!

Riccardo Cacelli

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