Immigrati in Italia e italiani all’estero: vita e crimini di Stefano Brizzi

L'immigrazione vista come un concetto di massa limitativo nel non analizzare il singolo individuo

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Ricollegandomi al mio primo articolo “Immigrati in Italia e italiani all’estero: le diminuzioni degli sbarchi e l’aumento delle partenze dal Bel Paese”, vorrei ricordare un evento riguardante un italiano a Londra. Si tratta di Stefano Brizzi, l’uomo ha ucciso un poliziotto per poi provare a scioglierlo nell’acido.

Gordon Semple, poliziotto, era stato il primo invitato ad arrivare a casa di Brizzi quella sera. Scozzese di Inverness, 59enne, viveva nel Kent e lavorava da 30 anni per la Metropolitan Police. Stava da 25 anni con Gary Meeks, ma avevano una relazione aperta. Perciò non era strano che, quel venerdì, ancora in servizio, avesse contattato Brizzi su Grindr. Il nickname Grindr di Brizzi era Dom SE1, e il suo profilo diceva che era “free now for hot dirty sleazy session.” Quando l’aveva invitato da lui, Semple aveva attraversato Blackfriars ed era arrivato all’appartamento.

Brizzi e Semple avevano passato le ore successive invitando persone su Grindr e Recon a unirsi a loro per un chemsex party, un festino a base di sesso sotto l’effetto di sostanze. Brizzi, in tribunale, è rimasto sempre fedele alla versione che la morte di Semple per strangolamento sia stata un incidente, un tentativo di bondage spintosi troppo oltre. Ma non è quello che aveva detto alla polizia quando era intervenuta in risposta alla telefonata del suo vicino preoccupato “dall’odore di morte”. Quando gli agenti gli hanno chiesto cosa fosse successo, ha risposto: “L’ho ucciso settimana scorsa. L’ho conosciuto su Grindr e l’ho ucciso. Me l’ha ordinato Satana.”

A questo punto vi starete chiedendo cosa c’entra tutto questo con il fenomeno dell’immigrazione, ma in realtà il collegamento esiste, poichè determinate caratteristiche non le troviamo solamente nei migranti che vengono ad abitare nel nostro paese, ma in realtà è la mente del singolo individuo che va presa in esame.

Di omicidi e tragedie ne troviamo a bizzeffe durante il giorno, ma ho voluto porvi l’esempio di Stefano Brizzi perché si tratta di un italiano che si è trasferito all’estero in cerca di fortuna e sopratutto è la dimostrazione vivente del fatto che non esiste una razza più cattiva dell’altra.

È stato solo quattro giorni dopo la morte di Semple, martedì 5 aprile, che Brizzi ha percorso la brevissima strada—240 passida Peabody Estate a Leyland Specialist Decorators’ Merchants su Southwark Street. Tre minuti di viaggio, o un po’ di più se porti il tipo di merce che Brizzi si era comprato: un kit di seghe tre in uno, fogli di metallo e secchi di plastica, bottiglie d’acido e prodotti per la pulizia. 

Le televisioni a circuito chiuso hanno immortalato Brizzi mettersi uno dei secchi in testa, apparentemente per assicurarsi che sarebbe stato abbastanza grande da contenere un teschio umano. Quando il filmato è stato mostrato in corte, il pubblico ministero Crispin Aylett ha chiesto a Brizzi se fosse stato ispirato dall’episodio di Breaking Bad in cui Walt e Jessie cercano di dissolvere un cadavere nell’acido idrofluorico. “Direbbe che stava vivendo in un episodio di Breaking Bad?” ha chiesto Aylett.

“Direi che non ho pensato razionalmente a nulla,” ha risposto Brizzi. “Se ci avessi pensato—se avessi una vera mente criminale—avrei agito in modo molto più organizzato. Penso che mi piacesse l’idea. Ho preso tutto quello che trovavo, pensando che forse sarei riuscito a dissolverlo.” Comunque, non è l’unico modo in cui Brizzi ha cercato di disfarsi del corpo di Semple. In udienza ha dichiarato di aver “grattato via la carne dalle ossa della vittima e di averne mangiata un po’ con dei bastoncini.” Tracce del DNA di Semple sono state ritrovate nel suo forno, sulle bacchette, su un tagliere e dentro una pentola; una costa riporta il segno di un morso.

Quando quel giovedì la polizia è arrivata a casa di Brizzi, è stata accolta dall’odore fortissimo dei solventi chimici, e da quello della carne in decomposizione. Brizzi è stato trovato con solo i pantaloni addosso, circondato da sacchi dell’immondizia pieni di pezzi di carne, un osso pelvico, una mano e parte di una colonna vertebrale. La vasca da bagno era piena di liquido verde-blu, in cui galleggiavano globuli di grasso. Il liquido è risultato essere soda caustica e acido cloridrico, anche se Brizzi non era stato in grado di dissolvere il corpo dato che non aveva potuto scaldare i solventi fino alla temperatura richiesta.

Dopo aver detto agli agenti che Satana gli aveva detto di uccidere Semple, aveva spiegato: “Ho parlato con Satana e lui mi diceva di uccidere, uccidere, uccidere, e appena ne ho avuto occasione l’ho fatto”. Quando tutti riusciranno a capire che il problema vive nella nostra mente umana, allora saranno sicuramente fatti dei passi avanti.

Brizzi è stato condannato all’ergastolo, ma la domenica del 5 febbraio 2017 è morto nella sua cella nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh. Alcuni giornali hanno scritto che si sarebbe trattato di un suicidio, ma i responsabili del carcere hanno reso pubblico un semplice comunicato in cui confermano solo il minimo necessario: Il prigioniero Stefano Brizzi (nato il 26/06/66) è morto domenica 5 febbraio, mentre si trovava in custodia. Come di rigore verrà condotta un’indagine indipendente.”

Purtroppo determinate cose accadono proprio da parte di chi non ti aspetti, poichè facendo attenzione ad alcuni amici di Stefano Brizzi, c’è una descrizione dettagliata rilasciata al quotidiano “Il Tirreno”“Trent’anni fa non era facile vivere liberamente senza essere giudicati per l’omosessualità. Ricordo Stefano come un ragazzo di grande sensibilità, che non sapeva trovare pace in se stesso. Ma dall’essere tormentato a fare quello che ha fatto ce ne passa.”

Un altro amico, Mauro Vaiani, ha fatto notare che come tutti gli omosessuali della loro generazione, aveva avuto difficoltà ad accettare la propria identità. Quando era stato grande abbastanza, Brizzi si era trasferito per fare l’università nella città più vicina, Firenze. Qui era rimasto anche dopo, a lavorare come programmatore informatico fino ai quarant’anni. Nel 2008, gli erano stati diagnosticati l’HIV e l’epatite C.

Brizzi considerava la diagnosi “una condanna a morte”, ma le cure lo mantenevano in salute, e nel 2012 gli era stato proposto di trasferirsi a Londra per lavorare come senior web developer per la banca d’investimenti Morgan Stanley, con un salario di 70.000 sterline annue. Suo zio ha in seguito dichiarato a La Nazione: “Stefano ha passato una vita a studiare, ha preso la laurea a Firenze e ha iniziato a lavorare qui come programmatore, ma si lamentava perché lo pagavano poco, non aveva prospettive di assunzione, e sognava di andare all’estero. Non appena ce l’ha fatta è andato a Londra. Era felicissimo di questa opportunità.”

La morale di questa triste storia è che risulta difficile analizzare la mente umana e dare delle risposte, poichè indipendentemente dall’omosessualità di Stefano Brizzi, dalla questione dell’immigrazione e dal concetto di diversità, fare una vera e propria analisi è un compito molto più difficile del previsto, poichè non si avrà una diagnosi vera e propria. A volte si può essere mentalmente instabili anche se qualunque aspetto di ognuno di noi può risultare apparentemente “normale”.

Se da un lato analizzare la mente umana è uno dei compiti più difficili in assoluto, dall’altro bisogna sempre mantenere una certa cautela nei confronti di diversi preconcetti che vedono i migranti tutti criminali e gli italiani tutti venditori di bombe o cannibali come nel caso di Stefano Brizzi. L’unico aspetto che può essere preso in considerazione riguardante la diversità è che in realtà è ogni singolo individuo ad essere diverso da tutti gli altri, di conseguenza bisogna saper riconoscere chi non è adatto a vivere nella società di oggi e allo stesso tempo cercare di trarre profitto dalla gente onesta che ha bisogno di una possibilità nella vita.

Se la legge è uguale per tutti allora è giusto che vada oltre le masse fino ad arrivare al singolo.