Il 450° anniversario della nascita di Shakespeare celebrato da 250 studenti

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Padova – Sono i giovani i protagonisti del “Padua Shakespeare Festival”, che da fine maggio ai primi di luglio celebrerà a Padova il 450° anniversario della nascita di William Shakespeare. Duecentocinquanta studenti di ogni età – dai piccoli delle scuole elementari fino agli universitari – renderanno omaggio al grande poeta e drammaturgo inglese portando in scena undici spettacoli proposti in diversi luoghi della città. Il festival è promosso e organizzato da Teatro popolare di ricerca-Centro universitario teatrale (TPR-CUT) e Università degli Studi di Padova (Dipartimento di Studi linguistici e letterari e Centro Linguistico di ateneo), in collaborazione con associazione Iasems (Italian Association of Shakespearean and Early modern studies) e Teatro Boxer, all’interno del progetto “Cantieri teatrali urbani”, tra i vincitori del bando “Culturalmente 2013” della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Obiettivi dell’iniziativa, oltre che far conoscere il poeta, appassionare i giovani al teatro e, dall’altra parte, “rigenerare” alcuni quartieri e spazi urbani culturalmente meno vivaci e valorizzati della «bella Padova, culla delle Arti», come Shakespeare stesso definì la città nella “Bisbetica Domata”.

1 Commento

  1. Lodevole è l’iniziativa dei 250 studenti di ogni età che renderanno omaggio al grande Shakespeare, purchè siano informati che l’autore dei drammi non è l’attore usuraio e semianalfabeta di Stratford. Chi studia seriamente Shakespeare senza essere influenzato dagli intellettuali inglesi (il Bardo è un affare di milioni di sterline annue) ha capito che una frode non può diventare verità soltanto perché va avanti da 450 anni. Vito Costantini col suo libro ‘Shakespeare è italiano’ ha dimostrato in modo semplice e inequivocabile che i veri autori dei drammi sono due italiani, Michelangelo e John Florio, padre e figlio, perseguitati dall’inquisizione e quindi nascosti nell’anonimato. Tra le moltissime prove fornite c’è quella riguardante lo stesso nome ‘Shakespeare’ (un nome d’arte), inizialmente scritto ‘Shake-Speares’ col trattino e la ‘s’ del plurale inglese che indica appunto due persone. I due, perseguitati dall’inquisizione, seguendo i canoni ermetici scelsero tale nome rifacendosi al mito della nascita di Atena (Scuotilancia) perché il nome della dea si riconnette alla stessa radice di fiore: e Florio deriva da fiore, tant’è che nel ritratto di John è presente un fiore e parole latine come rifiorire e fioritura. Per non parlare della famosa citazione di Robert Green del 1593: ‘cuore di tigre nascosto nella pelle di un attore’ cioè il vero autore, John Florio, nascosto dietro l’attore; infatti, nella stessa citazione, subito dopo compare il nome Johannes (John ). Lo scambio di paternità dei drammi fu opera di Ben Jonson per dare all’Inghilterra un grande autore che ovviamente non poteva essere italiano. Il vero nome dell’attore di Stratford non lo sappiamo e certamente furono falsificati i registri parrocchiali della cittadina inglese (all’epoca nessun controllo) creando sul nome d’arte una falsa genealogia. Dunque, festeggiamo Shakespeare, ma con l’orgoglio di sapere che era italiano.

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