Portoferraio, i professori diventano esperti informatici e computerizzano i successi degli studenti

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PORTOFERRAIO Addio registro di classe di carta, usato finora nelle scuole. Si chiude un’era con non pochi rimpianti, per sorridere invece alle innovazioni. L’anno 2014-15 sarà l’anno del digitale nelle scuole di ogni ordine e grado, con non poche difficoltà nella sua messa in essere. Domani, intanto all’Itcg Cerboni, sarà indetta la gara d’appalto per scegliere la ditta che si occuperà di fissare i fili esterni all’edificio in piazzale Buttafuoco per la rete wireless. Il sistema è pronto: occorre compiere quest’ultimo passo, per rendere il tutto efficace. Ogni classe, così, avrà il proprio tablet; come ogni docente viaggerà con il suo strumento personale. E sempre domani, alla Pascoli di viale Elba, saranno distribuite ai docenti le password attraverso le quali gli insegnanti potranno accedere al sistema computerizzato della scuola e quindi collegarsi in rete. Una rivoluzione, dunque, a lungo annunciata, se si pensa che la «dematerializzazione» del cartaceo a vantaggio dello strumento elettronico avrebbe dovuto compiersi già a partire dall’anno scolastico 2012-13. Poi la proroga di un anno, per mettere ogni singola realtà scolastica nelle condizioni migliori nell’ “allineamento” alle novità rappresentate dal software, già usato nel resto d’Europa. Oggi si paga il conto e le scuole italiane, così diversificate nelle loro singole realtà e alle prese con problemi cogenti quali edilizia scolastica o mancanza di attrezzature indispensabili per un luogo dove si “fa” cultura e s’impartiscono i “saperi”, si uniformano al resto del continente, adottando la rivoluzione digitale. Ma non tutti i docenti hanno accolto la novità con lo spirito dell’innovazione. «Chi l’ha detto che cambiando sistema – dicono alcuni insegnanti che da anni esplicano il loro servizio in Viale Elba – si migliori la scuola? Si vuole far partecipare di più i genitori ai successi dei loro figli? Si vuol rendere la scuola più aperta al mondo esterno? D’accordo, ma perché prima cosa si faceva? Non si inseguivano gli stessi obiettivi anche prima?».