Civitavecchia, ambiente e qualità della vita secondo Mario Michele Pascale

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Da Mario Michele Pascale riceviamo a pubblichiamo

“Civitavecchia città d’incanto”, recita una canzone popolare. Ma anche città di bambini che nascono con forti problemi allergici, adulti, che non sono cresciuti sul territorio, i quali improvvisamente diventano intolleranti all’ambiente non proprio salubre che li circonda, città di gravi e seri problemi polmonari, di tumori. Il tutto abbondantemente al di sopra della media nazionale.

Gentile omaggio, questo, delle monoculture economiche della produzione energetica e del porto dei miracoli. In nome dell’occupazione, che non c’è e quel poco che c’è è estremamente precaria, Civitavecchia ha compromesso il proprio territorio, nonchè la qualità della vita e la salute dei propri abitanti. In nome di un tozzo di pane, elargito anche con estrema difficoltà e degnazione, si mette a rischio la salute dei nostri figli.

Ben poco si è fatto per compensare il danno ambientale; pur essendoci stata la possibilità economica (i famosi fondi Enel) si è preferito spalmarli sulla spesa corrente invece di investirli in spazi verdi e qualità della vita. Invece di cercare di allargare i rimanenti polmoni della città si è deciso di costruirci sopra appartamenti alimentando la spirale perversa del mattone. Invece di valorizzare i parchi pubblici esistenti, li si affida a privati secondo la sola logica del profitto, in modo che venga marginalizzata, nei fatti annullata, la finalità dell’uso collettivo.

La famosa “compensazione” è stata vissuta, da una classe politica impreparata ed intrisa di una logica estremamente meschina e di corto respiro, non come un’opportunità per il miglioramento della qualità della vita dei cittadini, bensì come un’elemosina da spendersi in beni voluttuari, onorando anche il padrone di turno per la grazia ricevuta. Negli ultimi anni è stato evidente che Civitavecchia non abbia avuto un governo, ma che le decisioni realmente importanti venissero demandate ai consigli di amministrazione delle grandi aziende presenti in città che, ovviamente, dal loro punto di vista, trattano la questione ambientale come un “danno collaterale”, senza curasi troppo di noi. Un tumore in più o in meno non è un loro familiare che si ammala, ma una impercettibile variazione nelle statistiche.

La questione ambientale è anche un problema politico.
Compito dell’alternativa di centrosinistra e mio impegno personale è quello di rompere la sudditanza nei confronti dei cosidetti “poteri forti” che, con la loro presenza, devastano la nostra qualità della vita e la nostra salute. Le decisioni che riguardano i cittadini di Civitavecchia andranno prese in città e non in altri luoghi; il consiglio comunale rappresenta i cittadini e non può, non deve essere composta da “yes man”.
Bisogna dire no a qualsiasi ipotesi che preveda di produrre energia adoperando ancora il metodo della combustione, puntando, anche, ad una riduzione della potenza sia di Torrevaldaliga nord che sud. Bisogna vigilare affinchè i soliti furbi (o idoti, perchè anche loro respirerebbero quella stessa aria) non suggeriscano di risolvere il problema dei rifiuti di Roma bruciandoli nelle centrali.

Bisogna bloccare l’attuazione dei piani integrati, che ledono la fascia verde che circonda la città. Bisogna difendere e potenziare i parchi cittadini, senza svenderli ai privati. Bisogna creare servizi e punti di aggregazione e non palazzi il cui destino è quello di rimanere invenduti.

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