Nucleare, il governo fa marcia indietro

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Roma – Con un emendamento inserito all’ultimo nel decreto legge Omnibus in esame al Senato, il governo ha di fatto abrogato tutto le norme previste per la realizzazione degli impianti nucleari. In questo modo l’esecutivo modifica l’articolo del decreto che prevedeva la moratoria per l’individuazione dei siti dove costruire le centrali.

L’emendamento, presentato direttamente in aula questa mattina e non inserito nel fascicolo degli emendamenti prestampati, dichiara che “al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche mediante il supporto dell’Agenzia per la sicurezza nucleare (…) non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare”.

In questo modo, secondo alcuni parlamentari, viene di fatto superato il quesito referendario sul nucleare, proposto dall’Idv e temuto dalla maggioranza, in programma per il 12 e 13 giugno.

Se da un lato l’opposizione grida vittoria, dall’altro esprime perplessità di fronte ad una scelta contraddittoria da parte del governo. “Ora – ha dichiarato il segretario del Pd Pier Luigi Bersani – il problema è uscire dall’assurdità e dire che politica energetica si vuole fare, perché non basta dire addio al nucleare, ma bisogna aiutare lo sviluppo delle rinnovabili che attendono una risposta dopo il disastro del governo con il recente decreto”.

Sulla stessa linea si colloca il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, per il quale è il momento di “avviare un nuovo piano energetico nazionale basato sulle fonti rinnovabili, che escluda definitivamente il ritorno all’atomo”.