Marciana, il mistero su cosa sia stato veramente il sito s’infittisce: zecca o ipogeo?

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Isola d’Elba –  Zecca del XVI secolo o sepoltura gentilizia d’epoca ellenistica datata tra il IV e il I secolo a. C. O, magari, tutte e due le cose. In definitiva, che cos’era il sito in pieno centro storico del paese recentemente restaurato dalla pubblica amministrazione di Marciana, chiamato Zecca degli Appiani? Nove consiglieri su nove, nell’ultima assemblea, hanno accolto il giudizio tecnico-scientifico del professore Giannoni (favorevole all’ipotesi della zecca). Non solo. Ma nella deliberazione che è stata poi affissa all’albo pretorio si legge, fra l’altro, che lo stesso giudizio «venga autonomamente acquisito agli atti dell’odierna seduta quale parte integrante e sostanziale del verbale. Maggioranza e minoranza concordano sull’opportunità di produrre un separato e autonomo documento a carattere atecnico che, prendendo spunto dalle conclusioni scientifiche cui giunge il professor Giannoni, chiarisca alla cittadinanza il punto di vista condiviso del consiglio comunale rispetto all’intera vicenda». Scritta, allora, la parola fine sulla lunga querelle che aveva caratterizzato questa fine d’estate 2014. Ma il professor Zecchini (sostenitore insieme con Centauro della tesi dell’ipogeo etrusco e molto dubbioso sull’insediamento della Zecca) non ci sta. «Non posso che complimentarmi e, vista la coesione consiliare, in nome della democrazia e della scienza sono pronto- dice con un filo d’ironia – a cospargermi il capo di cenere e, quindi, a ritirare la mia ipotesi di tomba ipogea etrusca in quel di Marciana. Però vorrei aggiungere una nota – dice, passando subito al contrattacco – sulle locandine relative alla zecca, distribuite a una discreta quantità di visitatori, c’è scritto testualmente: «La Zecca di Marciana insiste su una struttura a ipogeo scavata in un banco di granodiorite, identificabile come una sepoltura gentilizia d’epoca ellenistica datata tra il IV e il I secolo a. C.». Esattamente ciò che i consiglieri comunale all’unisono hanno negato. «Come la mettiamo? – si chiede concludendo infine Zecchini – La verità storica non può essere trasmessa alla cittadinanza per delibera consiliare». E il dilemma ‘zecca otomba etrusca’ è destinato ancora a continuare, arricchendosi di altri successivi passaggi. L’ultimo in ordine di tempo Giovanni Feo, noto etruscologo e scrittore, che ha espresso su un social il proprio parere sulla questione marcianese: «Continua quell’opera di svilente riduzionismo storico che, nel nostro Paese, è pratica nota e consolidata. Eppure, come è ormai luogo comune, con quelle “pietre”, se tutelate e valorizzate, “ci si potrebbe vivere tutti, e bene”. Luigi Cignoni