
WASHINGTON DC – Il presidente americano Donald Trump ha definito il suo incontro con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu “un ottimo colloquio” e ha sottolineato lo “straordinario rapporto” che lega Stati Uniti e Israele. Secondo quanto riferito da Trump, il vertice si è concentrato in particolare sui negoziati con l’Iran, con l’obiettivo di verificare se sia possibile raggiungere un accordo. “Se sarà possibile — ha scritto il presidente su Truth — questa sarà la mia preferenza. In caso contrario, vedremo quale sarà l’esito”.
Trump ha specificato nel post che in merito all’incontro “non c’è nulla di definitivo se non il fatto che ho insistito affinché i negoziati con l’Iran continuino per verificare se sia possibile concludere un accordo”. Il presidente americano ha poi richiamato anche le tensioni passate con Teheran, ricordando che “l’ultima volta l’Iran decise che era meglio non fare un accordo, e furono colpiti, non è andata bene per loro”, ha affermato Trump, auspicando un atteggiamento “più ragionevole e responsabile”, ha parlato dei progressi registrati a Gaza e, più in generale, nella regione, sottolineando che “c’è davvero pace in Medio Oriente”.
Atmosfera tesa fuori dalla Casa Bianca
Se dentro lo Studio Ovale si discuteva di diplomazia e sicurezza, fuori i manifestanti hanno animato Lafayette Square e il tratto di Pennsylvania Avenue davanti alla Casa Bianca. Cartelli, striscioni e bandiere palestinesi hanno colorato la piazza, mentre alcuni indossavano maschere raffiguranti Netanyahu, immersi in proteste simboliche che mescolavano cori, megafoni e gesti teatrali.
Alcuni intingevano le mani in barattoli di ketchup per simulare scenari di violenza, un segno della forte tensione emotiva della manifestazione. I servizi segreti hanno monitorato ogni movimento, innalzando il livello di sicurezza e installando barriere nere lungo il perimetro, in particolare nei pressi della Blair House, dove Netanyahu era alloggiato. La presenza militare e civile della sicurezza ha creato un contrasto netto tra il vertice diplomatico, calmo e ordinato, e la piazza, vibrante di rabbia e protesta.
Netanyahu a Washington: quinto vertice con Trump
Netanyahu era arrivato a Washington martedì sera, alloggiando alla Blair House, per il suo quinto incontro alla Casa Bianca dall’inizio del secondo mandato di Trump. Nei giorni precedenti, l’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, aveva diffuso una foto sui social che ritraeva il primo ministro durante un incontro preparatorio con Steve Witkoff e Jared Kushner, confermando la fitta attività diplomatica che ha anticipato il vertice. Al centro del colloquio, oltre all’Iran, anche la situazione a Gaza, il nuovo Board for Peace promosso dall’amministrazione Trump e le questioni regionali più ampie. La visita si inserisce in un contesto delicato: la scorsa settimana funzionari statunitensi hanno tenuto colloqui indiretti con negoziatori iraniani in Oman, mentre indiscrezioni di stampa indicano valutazioni di ulteriori dispiegamenti navali in Medio Oriente, aumentando il rischio di escalation.
Trump: “C’è davvero pace in Medio Oriente”
Il presidente ha voluto trasmettere ottimismo sul quadro generale: “Abbiamo discusso dei progressi straordinari a Gaza e nella Regione in generale. C’è davvero pace in Medio Oriente”, ha scritto, ribadendo la volontà di portare avanti le trattative con Teheran, pur ammettendo che il risultato finale dipenderà dalla volontà dell’Iran di raggiungere un accordo. Un vertice che ha messo faccia a faccia diplomazia e piazza, sicurezza e proteste, tensioni storiche e speranza di stabilità, dentro e fuori i cancelli della Casa Bianca.


