Tre suicidi in carcere in tre giorni. 70 suicidi dall’inizio dell’anno. È ora di intervenire

Tre suicidi in carcere in tre giorni – ieri a Firenze un giovane marocchino di 29 anni,
mercoledì ad Oristano un detenuto di 45 anni e martedì a Cagliari un giovane di 34 anni si
sono tolti la vita – fanno salire a 70 il numero di suicidi dall’inizio dell’anno, un numero mai
registrato prima (nell’anno più negativo, il 2018, ci sono stati 67 suicidi nell’intero anno). Ad
affermarlo è il segretario generale del S.PP., Aldo Di Giacomo, sostenendo che non è più
tempo di indignazione e protesta ma di misure ed azioni urgenti prima fra tutte per attuare
la più efficace prevenzione dei suicidi con servizi e personale di assistenza psicologica. Per
tutta l’estate con il nostro tour attraverso una sessantina di carceri ed iniziative di
mobilitazione – aggiunge – abbiamo messo al centro la denuncia di una situazione nelle
carceri insostenibile e non più tollerabile. Dopo cinque suicidi a metà ottobre non ci sono
altri termini da usare: è una vera e propria mattanza che lo Stato, a cui sono in custodia i
detenuti, non può ulteriormente sottovalutare. Non c’è più tempo da perdere. La campagna
elettorale è finita: si passi ai fatti. Ci sono azioni, misure, provvedimenti che si possono e si
devono attuare nei primi 100 giorni di attività del nuovo Parlamento e del nuovo Governo.
La promessa della Ministra Cartabia di introdurre nelle carceri 2mila psicologi per chi la
sostituirà deve diventare un impegno da tradurre in fatti concreti attraverso l’istituzione di
almeno uno sportello di assistenza psicologica in ogni istituto penitenziario. Ma – avverte Di
Giacomo – dietro l’angolo, nel processo di cambiamento della politica penitenziaria del
Governo che verrà, c’è un rischio da scongiurare: se il cambiamento non sarà sostenuto da
scelte mirate, accompagnate dalla condivisione dei sindacati del personale penitenziario,
nello specifico quelli che conoscono le problematiche incancrenite e lasciate in eredità dal
Governo ancora in carica, gli effetti potrebbero trasformarsi in un boomerang contro chi
pure ha propositi di rimettere ordine delle carceri. Occorre dunque grande equilibrio per
rispondere alla ventata di buonismo che si è diffusa negli ultimi anni con il risultato, sotto
gli occhi di tutti, del carcere diventato luogo di impunità – dove è consentito ai criminali più
violenti fare di tutto e di più e soprattutto svolgere la “caccia all’agente” – procedendo con
misure e provvedimenti di riequilibrio del sistema penitenziario. Il pericolo che ravvisiamo,
mettendo in guardia la coalizione politica che ha vinto le elezioni e si appresta a governare
– aggiunge Di Giacomo – è che in caso di cambiamenti troppo veloci ad approfittarne siano
i clan e le organizzazioni criminali e i loro fiancheggiatori di diverso orientamento. Per
questa ragione pensiamo che il confronto debba intensificarsi per ragionare insieme su
quale percorso individuare perché il nuovo Governo affronti l’emergenza carceraria con
misure adeguate a cominciare dagli sportelli di assistenza psicologica per prevenire i suicidi.

Articolo precedenteNiccolò Fabi e Claudia Gerini incantano il pubblico alla Festa del Cinema di Roma!
Prossimo articoloRischio idrogeologico: focus a Catania
Italian and lives in Italy. Professor of literature, journalist, editor of magazines and this digital newspaper. Author of numerous books.

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here