“La storia di amore tra sindacati di polizia penitenziaria e sottosegretario Delmastro, che
come OSAPP non ci appartiene e non ci ha mai appartenuto, di cui da giorni si occupano
giornali e media, ammesso che ci sia stata realmente, è comunque destinata a finire.
Nonostante qualche dirigente sindacale si ostina a difendere l’indifendibile, sarebbe
sufficiente ai giornalisti fare un giro per le carceri per raccogliere gli umori del personale
penitenziario che certamente non nutre alcun amore per Delmastro. Del resto, il rapporto
che il sottosegretario ha instaurato dal primo momento del suo incarico sul “vogliamoci
bene”, tra cenette e aperitivi, pacche sulle spalle e sorrisi, si è rivelato un “atto di
tradimento” rispetto alle troppe e numerose promesse di miglioramento delle condizioni di
lavoro del personale che si sono risolte in qualche mutanda e paia di calzini di quello che
dovrebbe essere l’abbigliamento di servizio che dovrebbe, prima di tutto, garantire
l’incolumità fisica durante i turni massacranti di lavoro e quindi dalle aggressioni di detenuti.
Non c’è un solo atto che dimostri il contrario e che affronti l’emergenza centrale che almeno
noi continuiamo a sollevare all’Amministrazione Penitenziaria: la tutela degli agenti dalle
aggressioni e violenze ormai da tempo quotidiane con il rischio che in questa situazione
prima o poi avvenga la tragedia in termini di vite umane. I colleghi in prima linea nella difesa
dello Stato e della legalità non ne possono più e per questo non possono sopportare amicizie
interessate e falsità. Il bilancio dell’anno appena concluso per il sistema penitenziario italiano
è pesantissimo e non ammette attenuanti di responsabilità: le rivolte in alcune carceri, i
continui suicidi di detenuti, le aggressioni al personale penitenziario e sanitario, il
ritrovamento di droga e telefonini non sono una nostra invenzione. Chi realmente ama la
polizia penitenziaria lo dimostri nei fatti”.
Aldo Di Giacomo, vice segretario generale OSAP


