Di Giacomo (S.PP.), caso Chico Forti, c’è poco da dividersi tra “innocentisti” e “colpevolisti”. Per Forti esiste una sentenza di condanna

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Meno male che il Ministro Nordio, forse per rimediare alla figuraccia rimediata con gli
americani dovuta alla sua accoglienza da star, abbia escluso qualsiasi sconto di pena per
Chico Forti. C’è poco da dividersi tra “innocentisti” e “colpevolisti”: per Forti c’è una sentenza
di condanna emessa da un organo giudiziario di un Paese occidentale e democratico che va
rispettata e quindi la pena va espiata come accade per tutte le persone condannate dai
tribunali italiani”. Così Aldo Di Giacomo, segretario del Sindacato Polizia Penitenziaria,
ritorna sulla “vicenda Forti”, che – dice – “ha bisogno di essere ricondotta nella sua giusta
dimensione, prima di tutto giuridica. La campagna degli “innocentisti” – continua – ha avuto
l’effetto di provocare molte reazioni nella popolazione carceraria che, a differenza dei 24
detenuti della sesta sezione del carcere di Verona che, secondo quanto leggiamo sul sito di
Libero Quotidiano hanno scritto una lettera per sostenere la sua innocenza, non accettano
l’accoglienza da star e i privilegi concessi a Forti. Ripetiamo: la visita alla madre è un diritto
che ai detenuti con condanne non è concesso se non in casi molto rari e dopo la
presentazione di un’istanza il cui esame può durare mesi. Per questa ragione quando il
Ministro Nordio afferma che su Chico Forti “non ci sono corsie preferenziali” non dice il
vero. Per quanto ci riguarda come sindacato del personale penitenziario che vive sulla
propria pelle le troppe contraddizioni del nostro sistema giudiziario e penitenziario –
afferma Di Giacomo – chiediamo solo il rispetto dei detenuti senza distinzione e
discriminazione e di conseguenza dei servitori dello Stato. Ed è il caso di mettere fine alla
campagna in corso per far rientrare tutti i detenuti italiani nelle carceri di Paesi esteri che
sono 2.058 secondo l’Annuario statistico del Ministero degli Esteri. Se rientrassero tutti
farebbero collassare le nostre carceri già con un sovraffollamento vicino al 130% della
capienza. Per questo riteniamo che la questione vada affrontata con la serietà dovuta in un
Tavolo interministeriale (Giustizia-Esteri-Interni) e coinvolgendo il sindacato di polizia
penitenziario che da tempo chiede l’ampliamento degli organici tenuto conto che le nuove
unità di assunzioni annunciate dal Ministero non coprirà nemmeno il numero del personale
in pensionamento e che ogni rientro rappresenta di fatto un maggiore carico di lavoro”

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