TURISMO ESPERIENZIALE, SUCCESSO PER FORMAT CONFRATERNITA ZAFARANI CRUSCHI

Non una rievocazione ma un vero e proprio rito vivente. Il Primo Capitolo d’Inverno della Confraternita degli Zafarani Cruschi del Pollino si è chiuso ad Altomonte lasciando la traccia indelebile di una tre giorni intensa vissuta tra incontri, riti civili, cucine narrate e territori attraversati, con la partecipazione di oltre 40 confraternite provenienti da tutta Italia, a conferma di una visione, quella della Famiglia Barbieri, capace di generare comunità e destagionalizzare l’esperienza culturale ed enogastronomica.

BARBIERI: NEL BORGO ABBIAMO ACCOLTO PIÙ DI 40 CONFRATERNITE

Abbiamo acceso un fuoco – dicono oggi, a consuntivo del primo Capitolo d’Inverno, Priore e Gran Priore della Confraternita degli Zafarani Cruschi, Michele ed Enzo Barbieri – che non serviva a scaldare una sera, ma a tenere unita una comunità. Un momento di condivisione – aggiunge – nato per custodire una tradizione e consegnarla al futuro, trasformando il cibo in linguaggio, gesto e responsabilità condivisa.

AD ALTOMONTE L’ACCENSIONE DEL FUOCO D’INVERNO

Nonostante le avverse condizioni climatiche il Capitolo si è aperto con l’accoglienza delle confraternite ad Altomonte e la Cerimonia di Apertura, ospitata sotto il gazebo dell’Hotel Barbieri, affacciato sul borgo antico. L’Accensione del Fuoco d’Inverno e il Rito del Buon Auspicio hanno dato forma simbolica all’inizio del cammino con la fiamma come segno di Unione, Forza e Fratellanza.

SE GLI ZAFARANI CRUSCHI FANNO BENE AL CUORE. AL CAPITOLO ANCHE IL PROF BISIGNANI

Poi la Cena di Benvenuto, ispirata ai valori della Cucina Italiana Patrimonio Immateriale UNESCO, che ha visto protagonisti assoluti gli Zafarani Cruschi del Pollino, accompagnati dall’intervento scientifico del professor Giovanni Bisignani, cardiologo e primario dell’Ospedale di Castrovillari, che ha approfondito i benefici di una dieta legata a questo prodotto identitario, unendo salute, sapere e tradizione.

IL VIAGGIO SENSORIALE NELLE TERRE ARBËRESHË

La seconda giornata è stata scandita dai ritmi della scoperta attraverso un vero viaggio esperienziale nelle Terre Arbëreshë, tra Lungro e Acquaformosa, luoghi simbolo della minoranza etno-linguistica più antica d’Italia. Dal Museo del Sale, dove è emersa la memoria di un’economia arcaica e strategica, all’incontro istituzionale presso l’Eparchia di Lungro con S.E. Mons. Donato Oliverio, fino alla visita alla Cattedrale di San Nicola di Mira, il racconto ha intrecciato fede, storia e identità. Ad Acquaformosa, invece, nella Chiesa di San Giovanni Battista, un capolavoro del ‘500 avvolto da mosaici, arte e memoria si sono fuse in un racconto corale che ha restituito il senso profondo dell’Arbëria come luogo di resistenza culturale e dialogo.

GLI ARTIGIANI DEL GUSTO, LA CUCINA CHE SI FA GESTO

Nel pomeriggio, ad Altomonte, il cuore pulsante del Capitolo ha preso forma con Gli Artigiani del Gusto: un grande laboratorio narrato e dimostrativo che ha trasformato la cucina in esperienza viva. Le cummari del territorio hanno dato vita a Cummari e Scaleddri, preparando fritti rituali di rosette e frittelle di cipollizze; le striglie di Lungro hanno raccontato la pasta come gesto identitario; il Mostacciolo della FICE, realizzato dal maestro Raffaele Farina di Soriano, ha riportato al centro la dolciaria simbolica; Laura Barbieri, invece, ha guidato il racconto della schicculiata e del cous cous calabrese, testimoniando le contaminazioni arabe nella cucina regionale. La produzione a vista di giurgiulena, cannariculi, pitta ’mpigliata, cicirata e dolci rituali ha fatto il resto, restituendo il senso del cibo come atto culturale, supportato dal contributo di storici e antropologi chiamati a leggerne le origini profonde.

DAI FRITTI RITUALI AI DOLCI DELLE FESTE, LA TRADIZIONE PRENDE FORMA

La giornata di sabato si è conclusa con una Cena Tradizionale che ha riunito confraternite e ospiti attorno a una tavola identitaria, accompagnata da un suggestivo momento musicale arbëreshë, tra strumenti antichi, voci e convivialità, suggellando un’esperienza fondata sulla condivisione autentica.

IL RITO E LA FRATELLANZA NEL CHIOSTRO DEI MINIMI

Composta e solenne la giornata di domenica, con la visita guidata nel centro storico di Altomonte, capitale angioina della Calabria e tra i borghi più d’Italia, attraversando chiese, conventi, musei e chiostri. Cuore della mattinata è stata la Cerimonia Ufficiale, durante la quale il Gran Priore Enzo Barbieri ha consegnato al Presidente FICE Marco Porzio il Crusco d’Oro, simbolo eterno di fraternità e amicizia, realizzato dal maestro orafo Michele Affidato. La sfilata in mantello delle confraternite e il successivo Pranzo Ufficiale di Chiusura all’Hotel Barbieri, con buffet identitario e rituale scambio dei doni, hanno chiuso il Capitolo in un clima di rispetto, memoria e legami duraturi, impreziosito dalla mostra-concerto dei maestri Piergiuseppe Maggi e Gerardo Vespucci sugli strumenti tradizionali calabresi.

UN CAPITOLO CHE SCRIVE LA STORIA DI ALTOMONTE E DIVENTA PROMESSA

Il Primo Capitolo d’Inverno si chiude così come è nato: come atto di responsabilità collettiva. Un’esperienza che ha messo al centro il borgo e ha dimostrato come la tradizione, se vissuta in tutte le sue declinazioni, nella sua sacralità semplice possa diventare motore culturale, attrattivo e destagionalizzante. Perché custodire una tradizione – conclude Enzo Barbieri – significa davvero consegnarla al futuro.

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Italian and lives in Italy. Professor of literature, journalist, editor of magazines and this digital newspaper. Author of numerous books.

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