
Non è solo una questione di forme e di spazi, ma di relazioni e connessioni. Di responsabilità. Di visione.
È su questi principi che si fonda CarlottaXArchitettura, un progetto (partito da Catania e arrivato alla sesta edizione nella sua formula itinerante) che mette al centro il valore culturale e umano del fare architettura, «restituendo alla progettazione il suo ruolo più autentico: quello di costruire senso». Parola di Paolo Colonna, dello studio Renzo Piano Building Workshop, che ieri mattina (17 marzo), a Roma, in qualità di presidente di giuria del Premio, ha evidenziato come oggi più che mai sia necessario riportare il progetto al cuore di un processo condiviso, capace di generare valore nel tempo. «L’architettura non può essere ridotta a un esercizio formale – afferma Colonna – ma deve tornare a essere un atto consapevole, che nasce da un dialogo profondo tra committente e professionista. È in questa relazione che si costruisce la qualità del progetto, nel dialogo col territorio e con la comunità».
In questo scenario, l’etica assume un ruolo determinante. Non come principio astratto, ma come guida concreta nelle decisioni progettuali, nella gestione delle risorse e nella costruzione di un dialogo trasparente tra tutti gli attori coinvolti.
CarlottaXArchitettura – il concorso internazionale voluto da Alessandro Amaro (presidente Ordine Architetti Ct) nel ricordo di Carlotta Reitano, scomparsa prematuramente nel 2020 – si inserisce in questo percorso come spazio di riflessione e confronto, capace di valorizzare esperienze, visioni e innovazione.
Un’iniziativa che si muove lungo il confine tra professione e cultura, contribuendo a rafforzare una nuova consapevolezza: progettare significa interpretare bisogni, generare relazioni e immaginare futuro.
A vincere il Premio quest’anno il progetto “Villa Modda” dello Studio De Paoli De Franceschi Baldan Architetti, il riconoscimento è stato rivelato nella Casa dell’Architettura, sede dell’Ordine APPC di Roma, che ha patrocinato e supportato l’evento. Il progetto vincitore è stato realizzato in Sicilia, nella Val di Noto (SR) dallo studio padovano, e si distingue «per la misura e la consapevolezza con cui s’inserisce nel paesaggio, dialogando con il clima e con la memoria dei luoghi – si legge nelle motivazioni – l’equilibrio compositivo dell’opera è rigoroso, affianca l’utilizzo di materiali naturali e l’adozione di principi bioclimatici e tecniche tradizionali.
La menzione d’onore per la categoria restauro è stata assegnata al progetto “Vis a Vis – Restauro di una Villa Veneta”, dello Studio RigonSimonetti, commissionato da Officina27 e realizzato a Costabissara (Vicenza), che si è distinto per la lucidità critica con la quale elementi contemporanei dialogano in un contesto settecentesco tra permanenza e innovazione. La menzione d’onore per la categoria interni e il Premio Città di Roma sono stati assegnati a Casa Platform di SET Architects: l’opera ha il pregio di aver trasformato gli ambienti del quattrocentesco Palazzo Taverna reinterpretando la romanità con un linguaggio contemporaneo calibrato. Il Premio ai giovani architetti under 35 è stato assegnato a FLO – Felloni Lateral Office STP per Landscape Observation Tower, un’opera commissionata dall’ente di gestione per i parchi e la biodiversità Delta Del Po ad Argenta (Ferrara). Il progetto si è distinto per l’architettura equilibrata nel dialogo con il paesaggio fluviale, la struttura infatti integra forma, funzione e sostenibilità, mediando tra uomo e natura con eleganza compositiva.
A vincere il Premio Città di Catania “Kind of Pink”, realizzato da Endéma Studio, dagli architetti Aron De Cesero, Marta Magnaguano, Pierluigi Recca nella città etnea. L’intervento armonizza memoria e contemporaneità nella reinterpretazione funzionale e percettiva di un appartamento degli anni cinquanta.
A esaminare i lavori una qualificata giuria, composta dal presidente Paolo Colonna (RPBW), Elisabetta Gabrielli (ARCHIGROUND), Tiziana Campus (consigliere nazionale CNAPPC), Veronica Leone (vicepresidente Ordine APPC Catania), Melania Guarrera (presidente Fondazione Ordine APPC Catania) e Cristian Rocchi (presidente Ordine APPC Roma). A ricordare Carlotta Reitano sul palco Sabrina Tosto, presidente dell’Associazione CarlottaX, mentre a rappresentare la Sicilia, la presidente della Consulta regionale Giuseppina Leone.
IL PROGETTO VINCITORE DELL’EDIZIONE 2026
Immersa nella campagna della Val di Noto, Villa Modda prende il nome da una pianta spontanea locale, simbolo del profondo legame con il paesaggio rurale che la circonda. L’intervento di riqualificazione e ampliamento si inserisce nell’ambito di un progetto più ampio di recupero dei ruderi agricoli, basato sull’uso di materiali naturali e sull’attenzione ai principi bioclimatici e alle tecniche costruttive tradizionali.
L’edificio preesistente, un volume in pietra con copertura a doppia falda, viene recuperato e abbracciato da un nuovo ampliamento, dando origine a uno schema planimetrico articolato per fasce. Un asse, generato a partire dall’originario essiccatoio circolare, attraversa l’intera villa articolando tre episodi spaziali: il patio di ingresso, inteso come spazio intermedio e protetto, reinterpretazione contemporanea dei dispositivi climatici dell’architettura rurale; la zona giorno, concepita come ambiente flessibile e permeabile, in dialogo con il paesaggio; il soggiorno esterno, all’ombra di un carrubo secolare.
La cucina e il soggiorno si estendono attraverso un ampio pergolato e una serie di spazi terrazzati. Al centro della zona giorno si colloca un volume scultoreo, rivestito in formelle di terracotta smaltata gialla, pensato come fulcro spaziale e funzionale delle attività domestiche.
Le soluzioni costruttive rafforzano l’integrazione dell’architettura nel contesto e il dialogo con le asperità del clima. L’edificio preesistente è rivestito, come in origine, da conci squadrati in pietra di Noto. Lo schema di posa con piccoli disallineamenti e la texture della pietra generano suggestivi chiaroscuri, mentre le discontinuità dei conci filtrano l’aria e la luce negli spazi interni. I carabottini in ferro regolano la luminosità e la ventilazione naturale, trasformando la villa in un organismo capace di aprirsi o isolarsi a seconda delle condizioni climatiche.


