Nuovo metodo per affrontare le emergenze del carcere

“Chiusa la storia di Delmastro con il risultato delle dimissioni che – unico sindacato di polizia
penitenziaria abbiamo perseguito dal 2024 – nelle carceri 37 mila agenti e 63 mila detenuti
attendono che accada qualcosa per affrontare, sia pure con gradualità, lo “sfacelo” lasciato
dalla gestione Delmastro. Ma prima del merito delle questioni di acuta emergenza da
affrontare c’è da definire il metodo. Per noi per voltare definitivamente pagina bisogna
cominciare dal “cerchio magico” dell’ex sottosegretario azzerando i vertici apicali
dell’Amministrazione Penitenziaria a cominciare dal vice DAP Massimo Parisi e
contestualmente avviare una nuova stagione di corrette e trasparenti relazioni sindacali in
discontinuità con il passato”. A sostenerlo è Aldo Di Giacomo con la segreteria generale del
C.N.P.P. e S.PP.. “Le “macerie” che ci lascia Delmastro specie per il personale penitenziario –
aggiunge – sono rappresentate principalmente dalle quotidiane aggressioni, dai turni
massacrati sino a 12 ore al giorno e con una media di 10 ore di lavoro nelle sezioni,
sacrificando la famiglia ed aggravando condizione di salute psicofisica. Gli agenti hanno già
pagato in questi ultimi anni un prezzo altissimo: sono triplicate le azioni disciplinari e
quadruplicati i provvedimenti di allontanamento dal servizio, a dimostrazione che la colpa è
sempre del più debole, che nella maggior parte delle volte non ha alcuna responsabilità. Per
la popolazione carceraria si è ancora più aggravata la condizione di detenzione dei “più
deboli” costretti a soccombere a clan e gruppi della criminalità organizzata che negli istituti
dettano legge. Per tutto questo siamo preoccupati che il confronto-scontro sul sistema
penitenziario sia tutto politico mettendo in secondo piano i problemi reali del carcere, dei
servitori dello Stato e dei detenuti. Non si sottovaluti ulteriormente – sottolinea Di Giacomo – che il problema sicurezza nelle carceri è un problema di sicurezza nazionale come
testimoniano inchieste e vicende di capomafia che dalle celle continuano a dare ordini sui
territori e a seminare morte e paura tra i cittadini. Dunque, non ci appassiona il toto
sottosegretario che subentrerà e che lasciamo alla Premier e alla politica, ma piuttosto siamo
interessati ai profili dello staff che dirigerà l’Amministrazione Penitenziaria per ridare piena
fiducia e soprattutto tutela al personale penitenziario”.

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Italian and lives in Italy. Professor of literature, journalist, editor of magazines and this digital newspaper. Author of numerous books.

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