La vicenda politica di Oliverio, non è la vicenda di Oliverio. La norma vigente, che prevede l’impossibilità di ricoprire ruolo di amministratore già con la condanna in primo grado, e’ di per sé molto restrittiva, rispetto al principio costituzionale di presunzione d’innocenza sino a sentenza definitiva (quindi potenzialmente col pronunciato di Cassazione).
Quando la politica, con le segreterie dei partiti, antepone condanne civili di non candidabilità fidando(o confidando), su circostanze penali addirittura precedenti la conclusione del processo di primo grado, ritengo si apra un serio vulnus democratico, se non una vera barbarie, il più delle volte strumentale, tutta interna alla lotta nei partiti stessi.
Se la giustizia, com’è giusto, deve fare il suo corso, ci si lasci guidare, almeno, dall’osservanza delle leggi che regolano il sistema giudiziario.
Sarebbe un buon inizio, fondato su radici antiche.
Angelo Gangi


