Cosa fa l’Unione Europea di fronte all’epocale esodo africano dei disperati?

La prova del nove della consistenza politica e stratega dell’Unione Europea sullo scacchiere mondiale la si ha sul fronte degli immigrati. Cioè nella maniera con cui essa si pone di fronte a un esodo così epocale dai paesi nord africani e dal sud in genere del Pianeta. E su questo banco di prova che si gioca una difficilissima partita a scacchi che dà anche la misura della coesione e della fusione negli intenti dei paesi che formano l’Unione. Che ci sia una disparità di comportamento fra quelle nazioni che per loro natura geografica si trovano così a ridosso delle coste africane e le altre invece più continentali mi pare che sia ben chiaro a tutti. Paesi come l’Italia, la Spagna e la Grecia sono lasciati soli nello disbrigo del problema profughi, come se fosse un problema che riguardasse unicamente questi paesi. Non c’è stato fino a questo momento nessun atto concreto che si pone in questa direzione, dando così l’occasione di pensare che nelle cose che davvero contano e sono importante, come il problema profughi il governo dell’Ue sia latitante, balbuziente. Di più. Appare anche una diversità di comportamento istituzionale e governative, nei diversi esecutivi che reggono i governi dei Paesi che fanno parte dell’Unione. C’è chi è tollerante e accoglie l’esule cercando di dargli una dignità di essere umano; e invece c’è chi proprio di questi personaggi non ne vuole sentir parlare e fa di tutto per distogliere le sguardo da loro, preferendo occuparsi di altre faccende. E quali sarebbero le emergenze da loro seguite? Le economia degli Stati, le finanze che siano floride e che il mercato sia in segno più che positivo; non pensando che ciò che le fabbriche dei paesi del nord Europa industrializzati devono vedere e giocoforza occorre che si rivolgano al più vasto pubblico per far comprare i loro prodotti. E a chi, se non a persone che si affacciano adesso sul palcoscenico europeista? Non trovate che sia un tentativo mal condotto del cane che cerca inutilmente di mordersi la coda? Parlate loro di  spread e sapranno farvi una lezione in merito. Cercate invece di affrontare il discorso sul sociale, tipo la forte emigrazione (che non si registra da adesso, ma sono anni che i mass media italiani e dei paesi peninsulari del Mediterraneo che ne parlano) in direzione Nord Europa e scorgi nei parlamentari Ue il panico. Non sanno; non agiscono. Rimangono costernati, ma non sanno controbattere. E nell’incertezza lasciano che siano i vicini a levare le castagne dal fuoco perché bruciano. Prendiamo questo come banco di prova della consistenza e del valore dell’Ue e tiriamo le conclusione affermando che ancora sia ben lontani dal raggiungimento del problema, fino a quando non ci accomuniamo tutti nelle stesse decisioni. E che non siano soltanto e unicamente economiche, per favorire i figli più bravi a discapito invece di quelli meno bravi e nati per ultimi.

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Italian and lives in Italy. Professor of literature, journalist, editor of magazines and this digital newspaper. Author of numerous books.

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