
WASHINGTON DC – Gli Stati Uniti hanno condotto un attacco militare su larga scala contro il Venezuela, culminato con la cattura del presidente Nicolás Maduro, trasferito fuori dal Paese insieme alla moglie Cilia Flores. Ad annunciarlo è stato il presidente americano Donald Trump sul suo profilo Truth, precisando che l’operazione è stata realizzata in collaborazione con le forze dell’ordine statunitensi.
Trump ha inoltre annunciato una conferenza stampa alle 11 (ora locale) a Mar-a-Lago.
Raid notturni a Caracas: esplosioni e vittime civili
Secondo quanto riferisce il New York Times, l’attacco avrebbe causato un numero imprecisato di morti e feriti tra la popolazione civile, mentre nessun soldato americano sarebbe rimasto ucciso durante l’operazione.
Forti esplosioni sono state avvertite intorno alle 2 della notte ora locale (le 7 in Italia) in diverse zone di Caracas, accompagnate da rumori simili a quelli di aerei militari in volo. Sui social network circolano immagini di colonne di fumo e detonazioni in vari quartieri della capitale. Secondo i media locali, la casa del ministro della Difesa Vladimir Padrino López sarebbe stata colpita, mentre lo stesso ministro risulta irraggiungibile.
La reazione di Caracas: “Aggressione militare gravissima”
La vicepresidente venezuelana Delcy Rodríguez, intervenendo alla tv di Stato, ha chiesto prove immediate che il presidente Maduro e la moglie siano in vita, mettendo in dubbio la versione statunitense sull’arresto.
In una nota ufficiale, il governo venezuelano ha denunciato quella che definisce una “gravissima aggressione militare compiuta dal governo degli Stati Uniti d’America contro il territorio e il popolo venezuelano”, parlando di violazione flagrante della Carta delle Nazioni Unite.
Caracas accusa Washington di voler imporre un cambio di regime e di tentare una “guerra coloniale” per distruggere l’assetto repubblicano del Paese. Il governo assicura che popolo, polizia ed esercito sono dispiegati insieme per garantire sovranità e pace, annunciando ricorsi formali al Consiglio di Sicurezza dell’Onu e al segretario generale.
Operazione pianificata da giorni: l’indiscrezione di CBS News
Secondo CBS News, l’attacco sarebbe stato pianificato da giorni dall’amministrazione Trump. I piani sarebbero stati pronti già prima di Natale, ma il via libera sarebbe stato rinviato a causa del maltempo e dei raid statunitensi condotti negli stessi giorni in Nigeria.
L’ambasciata Usa a Bogotá, competente anche per il Venezuela, ha sconsigliato i viaggi nel Paese e invitato i cittadini americani già presenti a trovare immediatamente rifugio.
Meloni e Tajani in contatto: attenzione per gli italiani in Venezuela
La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni segue l’evolversi della crisi ed è in costante contatto con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, anche per monitorare la situazione dei connazionali presenti in Venezuela, come riferisce Palazzo Chigi.
Tajani: “Situazione tesa, ma per ora italiani al sicuro”
“In seguito all’attacco stiamo seguendo la situazione con la nostra ambasciata a Caracas. Il clima è molto teso”, ha dichiarato Tajani durante un’edizione straordinaria del Tg2.
“Abbiamo invitato tutti gli italiani alla massima prudenza. La nostra Unità di crisi è operativa e, finora, non sono arrivate segnalazioni di cittadini italiani in difficoltà. Al momento, la situazione per gli italiani è tranquilla”.
L’ambasciatore De Vito: “Restare in casa e non spostarsi”
L’ambasciatore d’Italia a Caracas, Giovanni Umberto De Vito, ha raccomandato ai connazionali di restare nelle proprie abitazioni, evitare spostamenti e mantenere contatti costanti con ambasciata e consolati. “Al momento non si registrano esplosioni o sorvoli, ma la prudenza è fondamentale”, ha sottolineato.
Colombia rafforza il confine: timori per i rifugiati
Il presidente colombiano Gustavo Petro ha ordinato il dispiegamento di truppe al confine con il Venezuela, in previsione di un possibile afflusso di rifugiati.
In un messaggio pubblicato su X, Petro ha dichiarato che la Colombia respinge l’aggressione alla sovranità del Venezuela e dell’America Latina, ribadendo il principio di autodeterminazione dei popoli, fondamento del sistema delle Nazioni Unite.


