
WASHINGTON DC – Un’indagine giornalistica ha rivelato che il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DOJ) non ha reso disponibili al pubblico centinaia di pagine di documenti collegati al vasto fascicolo sulle indagini legate a Jeffrey Epstein, nonostante una legge che impone la loro pubblicazione. Secondo quanto emerso, alcune delle parti non pubblicate riguardano accuse contro il presidente Donald Trump, sollevando dubbi sulla completezza del processo di diffusione dei materiali.
Accuse rimosse o non pubblicate
L’analisi effettuata da più testate, basata su confronti tra indici interni e database pubblico, indica che oltre cinquanta pagine di interviste e appunti dell’FBI non compaiono nei fascicoli resi disponibili online. In particolare, si sostiene che l’FBI abbia condotto quattro colloqui nel 2019 con una donna che ha affermato di essere stata vittima di abusi da parte di Epstein e di Trump quando era minorenne, ma soltanto il primo interrogatorio — che non contiene riferimenti a Trump — è stato pubblicato.
Questo fatto ha portato alcuni membri del Congresso, in particolare il deputato Robert Garcia, a sostenere che il Dipartimento potrebbe aver trattenuto documenti importanti e ad annunciare l’avvio di un’indagine parlamentare per determinare se la legge sulla pubblicazione dei fascicoli sia stata applicata correttamente.
Revisione interna del Dipartimento di Giustizia
Il DOJ ha reagito alle critiche affermando di essere impegnato a riesaminare i materiali segnalati come mancanti. In una dichiarazione diffusa attraverso i propri canali ufficiali, il Dipartimento ha spiegato che alcuni documenti potrebbero non essere stati pubblicati perché ancora soggetti a revisioni, privilegi legali o perché parte di indagini in corso. Ha aggiunto che, qualora si riscontrasse che un file è stato erroneamente trattenuto, verrà pubblicato in conformità con la legge.
Questa spiegazione, tuttavia, non ha placato le critiche. I gruppi che seguono da vicino la vicenda sottolineano che la legge approvata nel novembre del 2025 — il cosiddetto Epstein Files Transparency Act — richiede la diffusione di tutti i documenti non classificati relativi alle indagini su Epstein e sui suoi collaboratori, con l’obiettivo di garantire massima trasparenza.
Reazioni politiche e pubblico dibattito
La questione ha subito varcato i confini delle redazioni e delle aule parlamentari, trasformandosi in un punto di tensione politica. Alcuni legislatori democratici accusano l’amministrazione e il Dipartimento di aver impedito consapevolmente la pubblicazione di prove potenzialmente rilevanti, mentre esponenti dell’esecutivo negano qualsiasi tentativo deliberato di occultare informazioni e ricordano che non sono state formulate accuse penali contro il presidente Donald Trump in relazione al caso Epstein.
La stampa internazionale e diversi commentatori sottolineano come questo episodio sollevi questioni più ampie sulla gestione dei materiali legati a casi di abuso sessuale e sulla fiducia dei cittadini nelle istituzioni che dovrebbero garantire la trasparenza dei procedimenti federali.
Conseguenze per la fiducia pubblica
Il mancato allineamento tra gli archivi interni e quanto effettivamente reso pubblico rischia di alimentare sospetti e alimentare un clima di sfiducia verso le autorità giudiziarie e politiche. Anche se il Dipartimento di Giustizia sostiene che la maggior parte dei documenti è stata resa disponibile e che eventuali omissioni sono legate a criteri legali o tecnici, la richiesta di spiegazioni dettagliate da parte del Congresso indica che la vicenda non si chiuderà in tempi brevi.
Per ora, la revisione interna annunciata dal DOJ è in corso, ma le domande su perché alcune parti dei fascicoli non siano state pubblicate finora restano al centro del dibattito pubblico e politico negli Stati Uniti.


