
“Evidentemente il caso, che come sindacato abbiamo denunciato con forza, avvenuto nel
2021 della giovane donna – Amra, 23 anni, etnia rom – che ha partorito in carcere, a
Rebibbia, nella sua cella, senza nessun medico o ostetrica, senza nessun infermiere, ma
solo con l’aiuto della compagna di cella, non ha insegnato nulla”. Così il segretario generale
del S.PP. (Sindacato Polizia Penitenziaria) Aldo Di Giacomo commenta la vicenda della
donna, incinta di due bambini, detenuta a San Vittore-Milano dove non c’è un ginecologo.
“Siamo di fronte ad un caso che dopo le alte cure specialistiche assicurate a detenuti
“eccellenti” – aggiunge – segna una nuova brutta pagina nei diritti dei detenuti con una
distinzione sempre più netta tra detenuti di serie A e quelli di terza serie i quali non
possono neanche curarsi un dente. Ricordo ancora che nel 2021 l’allora ministro della
Giustizia, Marta Cartabia, decise di inviare gli ispettori a Rebibbia per acquisire elementi su
quanto accaduto e il Dap ha invece espresso “rammarico” per l’accaduto, tanto per salvare
la coscienza. Non sappiamo cosa abbia prodotto l’ispezione ministeriale ma a distanza di
anni – continua Di Giacomo – di fatto nulla è accaduto. I servizi sanitari negli istituti
penitenziari, ad eccezioni rare di istituti dove le aziende sanitarie delle Regioni assicurano
minime prestazioni, sono inesistenti e oltre a ginecologi la carenza gravissima è di psichiatri
e psicologi. Non si sottovaluti che sono già due i detenuti che si sono suicidati dall’inizio
dell’anno e che nel 2022 sono stati 84 i suicidi in totale”.
Di Giacomo evidenzia che ad ottobre 2022 nelle carceri italiane ci sono 16 donne detenute
(9 straniere e 7 italiane) con 17 figli a condividere la cella. Il sindacalista ricorda che da
diversi anni la sua organizzazione ha lanciato la campagna “nessun bambino in cella” e
“purtroppo dobbiamo solo registrare che il numero si è dimezzato ma la situazione di
autentica barbarie non è stata superata. È anche questo il segnale del disinteresse
istituzionale e della politica per i veri problemi del sistema penitenziario italiano”


