– Caso Cospito, allarme violenze anche alle carceri

“L’allarme lanciato dal Ministero dell’Interno, di possibili violenze di anarchici in città dopo
la decisione del Ministro Nordio di confermare a Cospito il 41 bis, va esteso anche agli
istituti penitenziari. Non sottovalutiamo quanto è accaduto nelle scorse settimane e quanto
è stato scritto sui giornali sulle “trattative” ed “intese” tra Cospito e mafiosi, camorristi,
‘ndranghetisti”. Così il segretario generale S.PP. – Sindacato Polizia Penitenziaria – Aldo Di
Giacomo che aggiunge: “il rischio che nelle carceri possa accadere qualcosa di analogo a
quanto avviene fuori non è solo un’ipotesi. Abbiamo un precedente che dovrebbe aiutarci a
riflettere e a mettere in atto ogni utile azione di rafforzamento della sorveglianza. Mi
riferisco – dice Di Giacomo – alle rivolte della primavera 2020. Allora il pretesto fu il Covid,
ma come hanno ricostruito in maniera chiara magistrati antimafia, una regia mafiosa ha
guidato rivolte estese a numerosi penitenziari. Il sistema è sempre quello: una volta
impartito l’ordine di rivolta e violenza si utilizza la cosiddetta manovalanza, vale a dire i
detenuti più deboli e ricattabili, i tossicodipendenti e quelli con problemi psichici, per
scatenare disordini. Se sono vere le notizie di stampa per la mafia e la criminalità
organizzata, così come è avvenuto per la pandemia, il “caso Cospito” diventa l’occasione per
rilanciare quella battaglia mai interrotta contro il 41 bis. Inoltre “alleato” in questa battaglia
eversiva a parte le manifestazioni e le occupazioni di Università, le minacce di attentati,
cresciute nelle ultime ore, diventa il clima di buonismo che si sta diffondendo intorno al
“caso Cospito” contro il 41 bis e che trova terreno fertile in ambienti dell’Unione Europea e
nelle campagne sui diritti dei detenuti a regime duro. È dunque tempo che si risponda alla
campagna alimentata in ambienti Ue spiegando che soprattutto la ‘ndrangheta è diventata
un fenomeno europeo e quindi una minaccia sempre più concreta contro i cittadini europei.
Se a Bruxelles o a Strasburgo o nelle capitali europee pensano che la ‘ndrangheta sia
un’organizzazione criminale calabrese o tutt’al più diffusa nel nord Italia evidentemente non
conoscono o fingono di non conoscere i traffici di droga, affari, che sono guidati dalle
cosche ‘ndranghetiste oltre che mafiose e camorriste. Non sfugga – continua Di Giacomo –
che lo sbarco della ‘ndrangheta nei Paesi Europei, non certo di recente, trova di fatto terreno
fertile nei sistemi penitenziari di quei Paesi a differenza del nostro che con il carcere ostativo
e il 41 bis si pone l’obiettivo prioritario (anche se non sempre ci riesce) di evitare che dal
carcere si continui a svolgere traffici criminali. Senza sottovalutare i cambiamenti avvenuti e
le nuove tecniche usate dalla mafia 2.0. La mafia si è modernizzata, più di quanto possiamo
immaginare e come confermano autorevoli magistrati utilizza, già da tempo, non solo i
telefonini per impartire ordini ma sofisticate piattaforme informatiche”.

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Italian and lives in Italy. Professor of literature, journalist, editor of magazines and this digital newspaper. Author of numerous books.

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