20 agenti sono aggrediti, 6 telefonini sequestrati e 50 grammi di sostanze stupefacenti, due detenuti suicidi la settimana

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“La situazione delle carceri è a un punto di non ritorno: in media, ogni giorno 20 agenti
sono aggrediti e costretti alle cure di sanitari, 6 telefonini sequestrati e 50 grammi di
sostanze stupefacenti, due detenuti suicidi la settimana. Lo Stato ha alzato “bandiera
bianca” lasciando da soli gli agenti”. Così il segretario generale del S.PP. – Sindacato Polizia
Penitenziaria – Aldo Di Giacomo per il quale “il personale penitenziario si trova
quotidianamente a combattere su due fronti: da una parte l’incapacità dello Stato di
garantire l’incolumità personale e dall’altra i detenuti violenti che nella “caccia all’agente”
non si tirano indietro per nessun motivo. Ma se lo Stato ha abdicato alle sue prerogative e
funzioni in termini di legalità e sicurezza nelle carceri, il fatto più grave – aggiunge – è che il
personale penitenziario non può difendersi per il timore di finire sotto inchiesta per il reato
di tortura. Siamo arrivati ad una media di un’inchiesta la settimana contro agenti che
reagiscono ad atti violenti e provocatori dei soliti criminali che non hanno più nulla da
perdere. La questione è sempre la stessa: se non si introducono misure di inasprimento
della pena per il reato di aggressione al personale penitenziario continuerà ad affermarsi il
principio della impunibilità e con esso l’effetto emulazione per gli altri detenuti che
vogliono dimostrare che il comando è saldo nelle mani dei criminali e boss di mafia e
camorra. In questa situazione che vede lo Stato soccombere al “danno la beffa”: si
continuano a concedere benefici anche ai violenti sino ai permessi premio che hanno visto
un pluriomicida e boss mafioso uccidere nel Catanese due donne”. Per Di Giacomo “è
prioritario indicare agli agenti quale modalità e quale strumento di difesa poter attuare
senza incorrere nel reato di tortura che li costringe di fatto ad abbassare la guardia nella
difesa personale. Tutto questo mentre la politica continua a nascondere la testa sotto la
sabbia per ignorare cosa accade nelle carceri al punto che dopo l’“anno orribile” dei suicidi
(85 nel 2022) adesso gli 8 suicidi dall’inizio dell’anno, che potevano essere almeno quattro
volte di più se non fosse intervenuto il personale a salvare vite umane, non fanno più
notizia. Siamo stanchi – conclude – di subire una pesante discriminazione sempre più
inaudita: gli incidenti che avvengono in qualsiasi posto di lavoro sono, giustamente,
denunciati all’opinione pubblica con la richiesta di garantire sicurezza, se invece un servitore
dello Stato in carcere subisce un’aggressione passa per normalità”.

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