Napolitano: “L’Europa cerchi una politica estera comune”

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Roma – “Costruire una politica estera europea è un’impresa ardua più di quanto non sia stata la costruzione e il consolidamento della moneta unica, l’euro”. Con queste parole il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, collegato in videoconferenza con il Festival d’Europa in corso a Firenze, è intervenuto sulla necessità per l’Europa di riuscire ad esprimere maggiormente una politica estera comune. “Gli eventi dirompenti che stiamo vivendo nel Mediterraneo, nel Nord Africa e nel Medio Oriente – ha detto il capo dello Stato – mostrano lo stato insoddisfacente del progetto di politica estera e di sicurezza dell’Unione europea”.

Il presidente Napolitano ha osservato “con franchezza” come, di fronte alla crisi libica, l’Europa “non sia riuscita ad esprimere una posizione che fosse il segno di una politica estera e di sicurezza comune”. “Se non c’è preparazione, elaborazione costante e analisi di fronte a crisi improvvise, è difficile che l’Unione europea – ha detto ancora il capo dello Stato – si trovi pronta con risposte condivise. Il problema è quello di creare condizioni e analisi costanti in modo che si abbiano tutti gli strumenti per poter affermare l’Unione europea come attore, soggetto globale, autonomo e attivo di politica estera e di sicurezza”.

Anche la professoressa Valeria Fargion, docente di Politica dell’integrazione europea all’Univesità Cesare Alfieri di Firenze, nell’intervista rilasciata al nostro giornale, dichiara che “l’Unione Europea in questo momento sta attraversando una fase davvero buia”. Secondo la professoressa Fargion è necessario “rinforzare il processo di unione politica ed andare oltre questa visione miope dei governi nazionali che tendono a guardare all’indietro”.

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