Statuto dell’artista: migliori condizioni di lavoro per gli operatori culturali

Il Parlamento Europeo ha adottato le proposte di misure per migliorare le condizioni di vita e di lavoro per i professionisti che operano nei settori dell'arte, della cultura e della creatività.

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Bruxelles – Nel 2022, in tutta l’UE, quasi un terzo (31,7%) dei professionisti del settore CCS era autonomo, rispetto a una media del 13,8% nell’intera economia.

Il settore, che impiega il 3,8% della forza lavoro dell’UE e rappresenta il 4,4% del PIL, non è sufficientemente protetto, aggiungono i deputati. Poiché il settore è caratterizzato da modelli di lavoro atipici, reddito irregolare e minori possibilità di contrattazione sociale, comporta l’esistenza di lavoro sottopagato o non retribuito, lavori autonomi fittizi (tra l’1,6% e il 10,8% dei casi) e contratti di buy-outcoercitivi.

Anche le nuove tecnologie digitali, come l’IA generativa, pongono diverse sfide per gli operatori culturali.

Il Parlamento ha chiesto la creazione di una definizione comune e di norme sociali minime per gli artisti e gli operatori culturali dal 2021. In base al trattato di Lisbona, il Parlamento europeo ha il diritto di iniziativa legislativa che gli consente di chiedere alla Commissione di presentare una proposta.

Nella risoluzione di iniziativa legislativa, adottata con 433 voti favorevoli, 100 contrari e 99 astensioni, i deputati sottolineano che il divario tra i sistemi sociali nazionali, le diverse condizioni per gli artisti nei vari Stati membri e le norme applicabili ai lavoratori autonomi creano condizioni inique.

L’iniziativa legislativa

Il Parlamento chiede un quadro dell’UE che combini strumenti, legislativi e non, per migliorare le condizioni sociali e professionali degli artisti e degli operatori culturali e creare dunque una situazione equa per tutti gli artisti e i professionisti creativi dell’UE. I deputati richiedono che questo quadro includa:
— una direttiva relativa a condizioni di lavoro dignitose e definizioni precise per i professionisti nei settori culturali e creativi (CCS);
— una piattaforma europea per lo scambio delle migliori pratiche e la creazione di una comprensione reciproca tra gli Stati membri;
— adeguare i programmi dell’UE che finanziano professionisti creativi e culturali, come Creative Europe ed Erasmus+, per obbligare i beneficiari a rispettare gli obblighi sociali e lavorativi dell’UE, nazionali e collettivi e garantire che gli artisti siano sempre retribuiti, anche per il tempo dedicato alla preparazione delle domande di finanziamento.

Dobbiamo dimenticare il mito dell'”artista affamato. I professionisti culturali e creativi non scelgono di trovarsi in una situazione precaria; si tratta di un difetto di progettazione di sistemi non adatti alle loro specifiche condizioni di lavoro e agli squilibri di potere nel settore. Dobbiamo includere urgentemente la condizionalità sociale nei finanziamenti culturali dell’UE e abbiamo bisogno della volontà politica di istituire un quadro dell’UE per la situazione sociale e professionale dei professionisti della CCS“, ha dichiarato il correlatore della commissione Cultura e istruzione Domenec Ruiz Devesa(S&D, ES).

Il correlatore della commissione per l’occupazione e gli affari sociali Antonius Manders (PPE, NL) ha dichiarato: “Ho lavorato come artista per anni e sono molto consapevole delle sfide e dei benefici che comporta. I settori culturali e creativi sono fondamentali per creare solidarietà e identità a livello europeo e dobbiamo investire in nuovi concorsi artistici europei per avvicinare la cultura dell’UE ai suoi cittadini. Il denaro per il lavoro culturale e creativo è un investimento, non un costo.”

Prossime tappe
Dopo il voto del Parlamento, la Commissione dispone ora di tre mesi per reagire, informando il Parlamento circa le misure che intende adottare, oppure motivando il rifiuto di proporre una legislazione basata sulla richiesta avanzata dal Parlamento.

 

 

 

 

 

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