
WASHINGTON DC – “Se non vinciamo le elezioni di metà mandato, troveranno un motivo per portarmi all’impeachment”. La frase pronunciata qualche giorno fa dal presidente americano Donald Trump durante un incontro con i repubblicani non è soltanto una provocazione elettorale, ma una lettura realistica delle dinamiche istituzionali americane. Trump è consapevole che il rischio di impeachment non nasce solo da singoli scandali, ma dalla combinazione tra controversie politiche e controllo del Congresso.
Le elezioni di medio termine del novembre 2026 rappresentano quindi un passaggio chiave: non un semplice voto di assestamento, ma il momento in cui l’opposizione potrebbe acquisire gli strumenti formali per mettere sotto accusa il presidente. Attualmente, entrambe le camere del Congresso degli Stati Uniti — sia la Camera dei Rappresentanti sia il Senato — sono controllate dal Partito Repubblicano.
Cos’è l’impeachment e come funziona davvero
L’impeachment è una procedura prevista dalla Costituzione degli Stati Uniti per chiamare il presidente — così come il vicepresidente e altri alti funzionari federali — a rispondere di “tradimento, corruzione o altri gravi crimini e misfatti”. Non si tratta di un processo penale, ma di un procedimento politico-costituzionale, pensato per tutelare l’equilibrio dei poteri e impedire abusi da parte dell’esecutivo.
La procedura si articola in due fasi distinte. La Camera dei Rappresentanti ha il potere esclusivo di avviare l’impeachment: attraverso le sue commissioni può aprire indagini, convocare testimoni, acquisire documenti e, infine, votare uno o più articoli di impeachment. È sufficiente una maggioranza semplice perché il presidente venga formalmente messo in stato d’accusa.
La seconda fase si svolge al Senato, che agisce come una vera e propria corte: il processo è presieduto dal presidente della Corte Suprema e i senatori fungono da giudici. Per la condanna e la rimozione dall’incarico è necessaria una maggioranza qualificata dei due terzi, una soglia molto alta che rende politicamente difficile arrivare alla destituzione.
È fondamentale chiarire che l’impeachment non equivale automaticamente alla rimozione: un presidente può essere messo in stato d’accusa e restare in carica, come accaduto più volte nella storia americana. Tuttavia, anche senza condanna, l’impeachment ha effetti politici devastanti, perché delegittima il presidente, blocca l’azione di governo e amplifica il conflitto istituzionale.
Interventi militari senza mandato del Congresso: Venezuela e Iran
Uno dei punti più sensibili riguarda l’uso del potere militare senza un confronto preventivo con il Congresso. L’operazione statunitense in Venezuela, culminata con la cattura e il trasferimento negli Stati Uniti del presidente Nicolás Maduro, ha sollevato un dibattito durissimo sul rispetto della War Powers Resolution, la norma che limita l’autonomia del presidente nell’impiego delle forze armate all’estero.
L’amministrazione Trump ha descritto l’operazione come un’azione necessaria contro narcotraffico e terrorismo, ma l’assenza di un’autorizzazione congressuale formale ha spinto l’opposizione a parlare di violazione delle prerogative costituzionali del Legislativo. Diversi costituzionalisti hanno evidenziato come il confine tra operazione di sicurezza e intervento militare sia stato superato, creando un precedente pericoloso.
Uno schema simile si è ripetuto con l’attacco contro obiettivi iraniani della scorsa estate, condotto senza un mandato esplicito del Congresso. Anche in questo caso, la critica centrale non riguarda solo la politica estera, ma l’uso sistematico di poteri presidenziali in modo unilaterale, elemento che rafforza l’accusa di abuso di potere, uno dei presupposti classici dell’impeachment.
Epstein Files e trasparenza: la reazione dell’opposizione
Ulteriore fronte è quello della gestione degli Epstein Files, i documenti legati al caso del finanziere Jeffrey Epstein. Nonostante l’approvazione di una legge che imponeva la massima trasparenza, il rilascio dei file è avvenuto in modo parziale e con ampie censure, alimentando accuse di ostruzionismo e di mancato rispetto della volontà del Congresso.
L’opposizione democratica ha reagito con durezza, sostenendo che l’amministrazione abbia svuotato di significato una legge federale per proteggere interessi politici e personali. In Parlamento si è parlato apertamente di audizioni, richieste di documenti e indagini formali, con l’argomento che aggirare una legge approvata dal Congresso costituisce una violazione grave dell’equilibrio tra i poteri.
Anche in questo caso, il nodo non è l’eventuale coinvolgimento diretto di Trump nei fatti legati a Epstein, mai dimostrato, ma la gestione istituzionale della trasparenza, che può trasformarsi in materia di impeachment se interpretata come abuso o intralcio all’attività parlamentare.
Perché le elezioni di medio termine sono decisive per l’impeachment
Negli Stati Uniti, le elezioni di medio termine rappresentano uno snodo cruciale per l’equilibrio dei poteri. Si tengono a metà del mandato presidenziale e rinnovano tutta la Camera dei Rappresentanti e un terzo del Senato. Dal punto di vista costituzionale, il loro peso è enorme perché solo la Camera ha il potere di avviare formalmente una procedura di impeachment.
Se l’opposizione conquista la maggioranza alla Camera, può controllare le commissioni, aprire indagini, convocare funzionari dell’amministrazione e votare gli articoli di impeachment a maggioranza semplice. Il Senato interviene successivamente, nel processo vero e proprio, dove serve una maggioranza dei due terzi per la condanna. Anche senza arrivare alla rimozione, un impeachment votato dalla Camera è sufficiente a logorare e paralizzare una presidenza.
Come funzionano concretamente le elezioni di medio termine
Le midterm si svolgono il primo martedì dopo il primo lunedì di novembre. Votano tutti i cittadini americani maggiorenni registrati, secondo regole stabilite dai singoli Stati su registrazione, voto anticipato e voto per posta. Gli elettori scelgono i rappresentanti in collegi uninominali a sistema maggioritario, dove vince chi ottiene anche un solo voto in più.
Oltre al Congresso, spesso si vota anche per governatori, parlamenti statali e referendum locali. Storicamente, il partito del presidente tende a perdere seggi: le midterm diventano così un voto di bilanciamento o protesta, con effetti immediati sugli equilibri di potere a Washington.
Il precedente storico: Nixon, Clinton e Trump
La storia americana dimostra quanto le midterm incidano sui processi di impeachment. Nel caso di Richard Nixon, le elezioni del 1974 rafforzarono i Democratici dopo lo scandalo Watergate, creando un clima politico tale da spingere il presidente alle dimissioni prima del voto finale.
Con Bill Clinton, le midterm del 1998 non produssero l’ondata repubblicana sperata: questo indebolì l’impeachment, che pur passando alla Camera non portò a una condanna al Senato.
Proprio il caso di Trump è il precedente più rilevante. Alle elezioni di medio termine del 2018, i Democratici riconquistarono la maggioranza alla Camera, mentre i Repubblicani mantennero il controllo del Senato. Fu questo cambio di equilibrio a rendere possibile l’apertura dell’indagine che portò, nel dicembre 2019, al primo impeachment di Donald Trump.
La Camera votò due articoli: abuso di potere e ostruzione al Congresso, legati alle pressioni sull’Ucraina per ottenere indagini su Joe Biden. Trump divenne così il terzo presidente nella storia americana a essere formalmente messo in stato d’accusa. Nel febbraio 2020, tuttavia, il Senato — a maggioranza repubblicana — assolse il presidente su entrambi i capi d’accusa, stabilendo che le prove non giustificavano la rimozione dall’incarico.
L’impeachment si concluse quindi senza destituzione, ma con effetti politici profondissimi: mesi di paralisi istituzionale, scontro frontale tra Casa Bianca e Congresso, delegittimazione internazionale e una radicalizzazione senza precedenti del confronto politico. Il caso dimostrò che anche un impeachment senza condanna può essere devastante per una presidenza.
Perché il rischio non è teorico
Il rischio di impeachment per Donald Trump non nasce da un singolo episodio, ma dalla sovrapposizione di più fattori: uso estensivo del potere militare senza il Congresso, tensioni sulla trasparenza degli Epstein Files, polarizzazione politica e, soprattutto, l’esito delle elezioni di medio termine.
Se le midterm del 2026 dovessero consegnare la Camera all’opposizione, le parole di Trump smetterebbero di essere una provocazione e diventerebbero una previsione politica concreta. Negli Stati Uniti, più che altrove, il destino di una presidenza passa dalle urne di metà mandato e dalla capacità del Congresso di riaffermare il proprio ruolo di controllo sull’esecutivo.


