
WASHINGTON DC – Un uomo è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco nella mattinata di oggi, sabato 24 gennaio 2026, a Minneapolis, nel Minnesota, durante un’operazione condotta da agenti federali nell’ambito dei controlli sull’immigrazione. L’episodio si è verificato nel sud della città, nei pressi dell’incrocio tra Nicollet Avenue e 26th Street, in una zona densamente abitata e molto frequentata.
Secondo una prima ricostruzione, gli agenti avrebbero tentato di fermare l’uomo nel corso di un’operazione federale quando la situazione è rapidamente degenerata. Durante un contatto fisico tra l’uomo e gli agenti, sono stati esplosi diversi colpi d’arma da fuoco. La vittima è stata soccorsa e trasportata in ospedale, dove è morta poco dopo a causa delle gravi ferite riportate.
Le prime informazioni ufficiali
Le autorità federali hanno riferito che l’uomo era armato e che avrebbe opposto resistenza al tentativo di essere disarmato. Sulla scena sarebbe stata recuperata una pistola semiautomatica con caricatori. Al momento non è stato reso pubblico il numero esatto dei colpi sparati né quanti agenti abbiano aperto il fuoco.
La polizia di Minneapolis non ha partecipato direttamente all’operazione, limitandosi a intervenire successivamente per la messa in sicurezza dell’area e la gestione dell’ordine pubblico. Le indagini sulla sparatoria sono ora in corso a livello federale.
Chi era l’uomo ucciso
Le informazioni sull’identità della vittima restano parziali. L’uomo aveva circa 37 anni ed era residente a Minneapolis. Secondo quanto emerso, si tratterebbe di un cittadino statunitense e non risultava ricercato per reati gravi. Alcuni conoscenti lo descrivono come una persona che viveva stabilmente in città e che non era nota alle forze dell’ordine per comportamenti violenti.
Le immagini e i racconti dei testimoni
Diversi video amatoriali, rapidamente diffusi sui social, mostrano momenti concitati immediatamente precedenti alla sparatoria. Nelle immagini si vedrebbero più agenti impegnati in una colluttazione con l’uomo, nel tentativo di immobilizzarlo. Poco dopo si sentono gli spari.
Alcuni testimoni oculari parlano di una scena caotica e confusa, avvenuta in pieno giorno e sotto gli occhi di numerosi passanti. Secondo alcune testimonianze, non sarebbe stato immediatamente chiaro se l’uomo avesse effettivamente impugnato l’arma prima che venissero esplosi i colpi.
Un contesto di tensione crescente
La sparatoria di oggi si inserisce in un contesto già fortemente teso a Minneapolis, dove negli ultimi tre mesi si sono verificati diversi episodi di sparatorie durante operazioni federali legate all’immigrazione.
-
7 gennaio 2026 – Sparatoria di Renée Good: un agente dell’ICE ha sparato a Renée Good, 37 anni, durante un intervento a Minneapolis. La donna è morta sul posto, evento che ha scatenato proteste di massa e acceso un dibattito nazionale sull’uso della forza da parte delle autorità federali.
-
15 gennaio 2026 – Ferimento di un immigrato venezuelano: un altro agente federale ha sparato e ferito un immigrato durante un’operazione, aumentando la tensione tra comunità locali e agenti federali.
-
24 gennaio 2026 – Sparatoria odierna: l’uomo di 37 anni ucciso oggi rappresenta il terzo episodio in poche settimane, confermando un trend preoccupante di incidenti con esito letale legati all’azione dell’ICE.
Questi eventi hanno contribuito a creare un clima di forte tensione e sfiducia verso le operazioni federali nella città e hanno innescato proteste e manifestazioni continue da parte di cittadini e attivisti per i diritti civili.
La reazione delle istituzioni
Il governatore del Minnesota, Tim Walz, ha definito l’accaduto un evento “orribile” e ha chiesto chiarimenti immediati sull’operato degli agenti coinvolti, criticando duramente la gestione federale delle operazioni nello Stato. Walz ha ribadito la necessità di tutelare la sicurezza dei cittadini e di evitare interventi che possano degenerare in violenza.
Anche il sindaco di Minneapolis e i vertici della polizia cittadina hanno espresso preoccupazione, sottolineando l’urgenza di trasparenza e responsabilità nelle indagini e ribadendo che la polizia locale non era coinvolta direttamente nel blitz.
Proteste e ordine pubblico
Nel corso della giornata, decine e poi centinaia di persone si sono radunate nei pressi del luogo della sparatoria per protestare contro l’uso della forza da parte delle autorità federali. I manifestanti hanno scandito slogan e bloccato temporaneamente alcune strade, mentre le forze dell’ordine hanno presidiato l’area per prevenire disordini. La situazione è rimasta tesa per diverse ore, ma al momento non risultano feriti tra gli agenti.
Le indagini e le domande aperte
L’episodio è ora al vaglio degli investigatori federali, che dovranno chiarire se l’uso della forza letale sia stato giustificato e se siano state rispettate le procedure operative. Saranno analizzati video, testimonianze e la scena del crimine. Restano aperti numerosi interrogativi: perché l’uomo è stato avvicinato dagli agenti, se l’arma rappresentasse una minaccia immediata e se vi fossero alternative all’uso delle armi da fuoco.
Un caso destinato a far discutere
La morte dell’uomo ucciso oggi a Minneapolis rischia di diventare un nuovo simbolo dello scontro tra autorità federali e comunità locali, riaprendo il dibattito nazionale sull’uso della forza, sulle politiche migratorie e sui limiti dell’azione delle agenzie federali nei contesti urbani.
Nei prossimi giorni sono attesi ulteriori sviluppi, inclusa la possibile diffusione dell’identità della vittima e maggiori dettagli sulla dinamica dell’intervento.
L’attacco di Trump: accuse a Walz, Frey e Omar
Sulla vicenda è intervenuto con toni durissimi anche il presidente Donald Trump, che ha pubblicato un lungo messaggio sui social prendendo di mira il governatore del Minnesota Tim Walz, il sindaco di Minneapolis Jacob Frey e la deputata Ilhan Omar. Trump ha diffuso le immagini dell’arma che, secondo le autorità federali, sarebbe stata recuperata sul luogo della sparatoria, sottolineando che fosse carica e accompagnata da ulteriori caricatori, e ha accusato le autorità locali di non aver consentito alle forze di polizia cittadine di proteggere adeguatamente gli agenti federali impegnati nell’operazione.
Nel suo intervento, il presidente ha sostenuto che gli agenti dell’immigrazione sarebbero stati costretti a difendersi da soli in un contesto reso ostile dalla leadership locale e ha collegato quanto accaduto a presunti casi di frode finanziaria di vasta portata nello Stato del Minnesota, parlando di decine di miliardi di dollari scomparsi da programmi pubblici. Trump ha inoltre avanzato accuse nei confronti della deputata Ilhan Omar, sollevando interrogativi sulla gestione di ingenti somme di denaro, senza però fornire prove a sostegno delle sue affermazioni.
Il presidente ha definito Walz e Frey responsabili di “incitare l’insurrezione” attraverso una retorica che ha descritto come pomposa, pericolosa e arrogante, accusandoli di coprire presunti episodi di malaffare e di ostacolare l’azione federale. Trump ha infine rivendicato l’operato degli agenti dell’immigrazione, affermando che migliaia di immigrati irregolari con precedenti penali, molti dei quali violenti, sarebbero stati arrestati e allontanati dal Minnesota, sostenendo che, in caso contrario, la situazione sarebbe stata ancora più grave di quella attuale.


