Dopo il Venezuela Trump punta la Groenlandia: “È strategica per la sicurezza nazionale”

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WASHINGTON DC – A pochi giorni dalla cacciata di Nicolás Maduro dal Venezuela e dalla sua deportazione negli Stati Uniti insieme alla moglie, Donald Trump apre un nuovo fronte internazionale: la Groenlandia. Il presidente americano ha definito l’isola “strategica” per la sicurezza nazionale, circondata da navi russe e cinesi, e ha ribadito l’interesse degli Stati Uniti a garantirne il controllo.

La risposta della Danimarca, cui la Groenlandia appartiene, è stata immediata e netta. La premier Mette Frederiksen ha dichiarato: «Gli Stati Uniti non hanno alcun diritto di annettere il nostro territorio. Abbiamo investito nella sicurezza artica e abbiamo accordi di difesa con Washington. La Groenlandia non è in vendita».

La controversia sull’Artico

Trump, però, non ha mollato. Durante il volo sull’Air Force One per rientrare a Washington da Mar-a-lago ha affermato che l’Unione Europea avrebbe bisogno degli Stati Uniti per gestire la Groenlandia, criticando la Danimarca per presunte carenze nella sicurezza: «Hanno migliorato la difesa aggiungendo una slitta trainata da cani».

La Commissione Europea ha ribadito che il futuro della Groenlandia può essere deciso solo da Danimarca e Groenlandia, mentre il premier britannico Keir Starmer ha confermato che nessun altro Stato ha voce in capitolo. Il premier groenlandese Jens Frederik Nielsen ha aggiunto: «Siamo aperti al dialogo, ma solo nei canali appropriati e nel rispetto del diritto internazionale».

La tensione è aumentata anche sui social: la podcaster Katie Miller aveva postato un’immagine della Groenlandia con la bandiera americana e la parola “Presto”, suscitando una risposta immediata dell’ambasciatore danese a Washington, Jesper Moller Sorensen, che ha ribadito il rispetto dell’integrità territoriale del Regno di Danimarca.

Venezuela sotto “controllo remoto”

Mentre la polemica artica infuria, gli Stati Uniti tentano di consolidare il controllo sul Venezuela. Trump ha affidato al segretario di Stato Marco Rubio la gestione indiretta del Paese, definita come un “governo per procura”. Rubio dovrà collaborare con membri del regime disposti a cooperare, pilotando le operazioni a distanza. In caso contrario, gli USA minacciano un secondo raid più incisivo.

Il presidente ha avvertito: «Chi non seguirà le nostre direttive rischia un destino peggiore di Maduro». Rubio mantiene prudenza sugli interventi diretti, ma rilancia le minacce su Cuba e Colombia, sottolineando che i gerarchi venezuelani saranno giudicati in base alle azioni future, non al passato.

Gli obiettivi americani

L’agenda degli USA in Venezuela prevede:

  • Bloccare il traffico di droga e le gang criminali

  • Riattivare l’estrazione petrolifera con il supporto di corporation americane

  • Espellere le Farc e l’Eln dalla Colombia

  • Interrompere i rapporti con Iran e Hezbollah

Non sarà facile: il ministro dell’Interno Diosdado Cabello rimane un ostacolo importante, accusato di aver tentato di assassinare Rubio nel 2017.

Con queste mosse parallele – pressione sulla Groenlandia e controllo “remoto” del Venezuela – gli Stati Uniti cercano di rafforzare la propria influenza globale dall’Artico all’America Latina, correndo però il rischio di tensioni diplomatiche con alleati storici.

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