
WASHINGTON DC – Gli Stati Uniti rafforzano la stretta sui traffici di greggio legati al Venezuela con il sequestro di un’altra petroliera nel Mar dei Caraibi, mentre alla Casa Bianca prende forma un piano economico e strategico che punta a coinvolgere direttamente i colossi del petrolio nel rilancio del settore energetico venezuelano.
Sequestro in mare e operazione militare Usa
L’operazione è scattata prima dell’alba, quando unità dei Marines e della Marina statunitense hanno abbordato e preso il controllo della petroliera Olina in acque internazionali. Si tratta del quinto sequestro effettuato dalle forze Usa nell’ambito della campagna contro le navi sospettate di trasportare petrolio venezuelano in violazione delle sanzioni.
Secondo il Comando meridionale degli Stati Uniti, l’intervento rientra in una strategia più ampia di contrasto ai traffici illegali, con l’obiettivo di colpire le rotte marittime utilizzate per l’esportazione del greggio. Washington ha ribadito che “non esistono rifugi sicuri” per chi tenta di eludere i controlli, sottolineando che l’operazione si è svolta senza incidenti.
Nuovo contesto politico dopo la cattura di Maduro
Il sequestro della Olina si inserisce in un quadro politico profondamente mutato dopo la recente cattura dell’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro, avvenuta nel corso di un raid notturno a sorpresa condotto dalle forze statunitensi.
Da quel momento, l’amministrazione Trump ha accelerato le iniziative per assumere un controllo diretto sulla distribuzione globale del petrolio venezuelano, puntando a una ristrutturazione completa del comparto energeticodel Paese sudamericano e a un impatto diretto sugli equilibri dei mercati internazionali.
Vertice alla Casa Bianca: Big Oil convocati
Parallelamente alle operazioni militari, il presidente Donald Trump incontrerà venerdì alla Casa Bianca i vertici delle principali compagnie petrolifere statunitensi. Il vertice, fissato per le 14:30 ora locale e previsto a porte chiuse, dovrebbe vedere la partecipazione di dirigenti di Chevron, ExxonMobil e ConocoPhillips.
Al centro dell’incontro c’è un obiettivo dichiarato: ottenere impegni di investimento fino a 100 miliardi di dollari per ricostruire, modernizzare e rilanciare l’infrastruttura petrolifera venezuelana, oggi fortemente compromessa da anni di crisi economica, instabilità politica e inflazione.
Controllo Usa sul petrolio e scommessa economica
Trump ha più volte sostenuto che, con una nuova gestione, il Venezuela possa tornare a sfruttare pienamente le sue immense riserve di greggio, contribuendo a mantenere bassi i prezzi del petrolio e della benzina a livello globale.
Secondo il piano illustrato dalla Casa Bianca, gli Stati Uniti controlleranno la vendita e la distribuzione mondiale del petrolio venezuelano, mentre una parte dei proventi dovrebbe essere destinata direttamente alla popolazione del Paese, attraverso meccanismi finanziari supervisionati.
In un messaggio pubblicato sui social prima dell’incontro, Trump ha ribadito la sua fiducia nell’operazione, affermando che Big Oil è pronta a investire massicciamente grazie alle garanzie offerte da Washington.
Rischi e incognite per le compagnie
Resta tuttavia aperta l’incognita sulla reale disponibilità delle grandi compagnie petrolifere a impegnare capitali di tale portata in un Paese ancora segnato da incertezza normativa, fragilità economica e tensioni politiche.
Il vertice di venerdì rappresenta quindi un banco di prova cruciale per la strategia dell’amministrazione Trump, che punta a trasformare una crisi geopolitica in una leva economica e strategica per il mercato energetico globale.


