THE WHITE HOUSE UPDATE – PUNTATA 10: Chi controlla davvero il Venezuela? (VIDEO)

WASHINGTON DC – All’inizio del 2026 il mondo ha assistito a un evento senza precedenti: il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, è stato prelevato con la forza e portato negli Stati Uniti per affrontare un processo penale davanti alla giustizia americana. L’immagine di Maduro ammanettato, scortato dalla DEA e dall’FBI insieme alla moglie, ha fatto il giro del mondo, dando forma a una scena che sembra uscita da un film ma che si è consumata nel cuore della politica internazionale reale.

La versione di Washington e i dubbi sui traffici di droga

Secondo l’amministrazione statunitense, l’operazione rientra nella lotta al narcotraffico e nella presunta trasformazione del Venezuela in un hub della droga. Tuttavia, diversi dati internazionali indicano che il ruolo di Caracas nel traffico globale di stupefacenti è marginale. Il fentanyl, spesso citato come minaccia centrale, non viene prodotto in Venezuelae raggiunge gli Stati Uniti principalmente via terra dal Messico.

Petrolio, risorse e influenza geopolitica

A rafforzare i sospetti su motivazioni alternative vi sono gli interessi strategici legati alle risorse naturali. Il Venezuela possiede le più grandi riserve mondiali di petrolio, oltre a gas naturale, oro e minerali critici. Negli ultimi anni Maduro aveva stretto accordi con Cina, Russia e Iran, garantendo accesso energetico e influenza geopolitica nella regione, una dinamica considerata inaccettabile da Washington.

Il contesto interno venezuelano

Sul piano interno, il governo Maduro è stato segnato da violazioni dei diritti umani, repressione dell’opposizione e da una crisi economica che ha spinto milioni di venezuelani alla migrazione. Tuttavia, per molti osservatori, la condanna di un regime autoritario non giustifica un’aggressione militare unilaterale contro uno Stato sovrano, in assenza di mandato internazionale, consenso popolare e approvazione legislativa.

Il nodo del diritto internazionale e il richiamo dell’ONU

Proprio sulla violazione del diritto internazionale è intervenuto il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, dichiarandosi “profondamente preoccupato dal fatto che tali norme non siano state rispettate”. La Carta dell’ONU vieta infatti la minaccia o l’uso della forza contro l’integrità territoriale e l’indipendenza politica di qualsiasi Stato.

Vittime civili e conseguenze umanitarie

Non è solo una questione di leggi o geopolitica. Le prime stime parlano di numerose vittime e feriti durante l’operazione statunitense in Venezuela, con civili colpiti mentre si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato.

L’udienza a New York e il processo a Maduro

A rendere ancora più evidente la portata simbolica della vicenda è quanto accaduto a New York. Nicolás Maduro si è presentato per la prima volta davanti al tribunale federale, parlando in spagnolo e dichiarandosi innocente di tutte le accuse. Il giudice ha fissato la prossima udienza al 17 marzo, avviando un processo destinato ad avere forti implicazioni politiche.

Una crisi che va oltre il Venezuela

Quello che sta accadendo non è solo una crisi locale, ma un messaggio geopolitico globale. Un segnale che mostra la disponibilità degli Stati Uniti a usare la forza militare per proteggere i propri interessi strategici, anche a costo di violare norme internazionali e mettere a rischio vite civili.

Come ha ricordato il Segretario Generale dell’ONU, “il potere della legge deve prevalere”. Ma nel caso venezuelano, per molti osservatori, sembra che il potere della forza abbia avuto l’ultima parola. E mentre Maduro viene processato a New York, resta aperta la domanda centrale: chi controlla davvero il destino del Venezuela, i suoi cittadini o gli interessi delle grandi potenze?

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Italian, lives in the United States. He is a professional journalist accredited to the White House. He publishes reports and videos.

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