Da Renee Good ad Alex Pretti, Minneapolis brucia: Trump sotto attacco, manifestanti in strada e democratici in allarme

WASHINGTON DC – La tragica uccisione di Alex Jeffrey Pretti, 37enne infermiere di terapia intensiva di Minneapolis, durante una protesta contro le operazioni federali di controllo dell’immigrazione ha acceso un confronto aspro tra governo, manifestanti e leader democratici. La risposta delle autorità federali e le immagini video circolate hanno sollevato dubbi profondi sulla legittimità dell’uso della forza, riaprendo ferite già sanguinanti a Minneapolis dopo altri episodi analoghi registrati nel corso dello stesso mese.

Chi era Alex Pretti: l’uomo dietro la notizia

Pretti non era un volto qualunque tra i manifestanti: era un infermiere specializzato in terapia intensiva, conosciuto come un professionista empatico e dedito al servizio della comunità. La sua famiglia ha definito le versioni ufficiali diffuse dal governo “menzogne ripugnanti e disgustose”, sottolineando che nei video Pretti non tiene in mano un’arma, ma un telefono, e sembra tentare di aiutare altri manifestanti, contraddicendo le narrazioni di pericolo imminente propalate dalle autorità.

Un contesto di violenza: Minneapolis tra Pretti e Renee Good

L’uccisione di Pretti non è un evento isolato: si inserisce in una serie di sparatorie e tensioni crescenti a Minneapolis nelle prime settimane di gennaio 2026.

Renee Nicole Good: la prima scintilla

Il 7 gennaio, Renee Nicole Good, una donna di 37 anni e madre di tre figli, fu uccisa da un agente dell’ICE durante un’operazione di enforcement federale a Minneapolis. Secondo i racconti disponibili, Good stava cercando di allontanarsi in auto quando fu colpita, mentre le autorità federali affermarono che avesse tentato di “armare il suo veicolo” contro gli agenti — una versione contestata da attivisti, media e gruppi per i diritti umani.

Un crescendo di tensione

Tra la morte di Good e quella di Pretti, un altro residente fu ferito da colpi sparati da agenti federali, segnando almeno tre episodi di uso di arma da fuoco da parte di ufficiali dell’immigrazione in poche settimane. Questi eventi hanno trasformato Minneapolis in un simbolo nazionale di conflitto tra autorità federali e comunità locali, con manifestanti sempre più determinati a contestare le modalità operative delle agenzie come ICE e Border Patrol.

La versione dell’amministrazione Trump: legittima difesa e minaccia armata

Secondo i funzionari dell’amministrazione Trump, sia nel caso di Pretti che in quello di Renee Good l’uso della forza sarebbe stato giustificato da minacce percepite nei confronti degli agenti federali e dalla situazione di tensione nelle strade.

Prima dell’omicidio di Pretti, il 20 gennaio il presidente americano Donald Trump ha tenuto una conferenza stampa nella Briefing Room della Casa Bianca in cui ha difeso pubblicamente le operazioni dell’ICE e della Border Patrol a Minneapolis e in altre città. In quell’occasione Trump ha mostrato numerose foto e immagini di persone arrestate nell’ambito dell’operazione contro l’immigrazione, con l’obiettivo di rafforzare la narrativa secondo cui l’espansione delle forze federali era necessaria per contrastare criminali e minacce alla sicurezza interna. Ha espresso rammarico per l’uccisione di Renee Good ma ha anche ribadito che, a suo avviso, “ICE sta facendo il suo lavoro e non deve essere fermato”, accusando contemporaneamente i critici — compresi i leader locali del Minnesota — di aver incoraggiato caos e violenza con le loro posizioni. Questo intervento ha consolidato la narrativa governativa a favore di un ruolo aggressivo delle forze federali prima che Pretti venisse ucciso.

Dopo l’omicidio di Pretti, l’amministrazione ha ripetuto questa narrativa, descrivendo la sua morte come un caso di autodifesa da parte degli agenti federali, insistendo che l’uomo — secondo una versione ufficiale — si fosse avvicinato agli agenti con un’arma e che la risposta fosse stata necessaria per tutelare la sicurezza del personale.

I video, le prove e la contraddizione delle narrazioni ufficiali

Le immagini circolate dalle proteste mostrano però discrepanze significative rispetto alle versioni governative: nei filmati più analizzati, Pretti è visto con un telefono in mano, non brandendo alcuna arma prima degli spari, e l’arma recuperata viene prelevata da un agente solo dopo che è stato immobilizzato.

Allo stesso modo, nel caso di Good, video amatoriali e ricostruzioni suggeriscono che la donna stesse cercando di allontanarsi, non di attaccare gli agenti, quando fu colpita. Queste evidenze hanno alimentato un clima di sospetto e sfiducia verso le versioni ufficiali, spingendo manifestanti, giornalisti e gruppi per i diritti umani a richiedere verifiche indipendenti e trasparenti.

Il fronte dei manifestanti e il ruolo dei democratici: rabbia e richiesta di cambiamento

Le proteste a Minneapolis e in molte altre città si sono trasformate in un’espressione di frustrazione profonda e mobilitazione civica contro quello che molti percepiscono come un uso sproporzionato della forza da parte dello Stato federale. I manifestanti invitano al ritiro immediato delle forze federali, alla fine delle operazioni aggressive di controllo dell’immigrazione nelle città a guida democratica e all’istituzione di inchieste indipendenti che facciano luce sui molteplici episodi di violenza.

Sul fronte politico, numerosi leader del Partito Democratico degli Stati Uniti hanno rilasciato dichiarazioni forti in risposta alla sparatoria di Alex Pretti.

Ilhan Omar, rappresentante degli Stati Uniti per il 5º distretto congressuale del Minnesota alla Camera, ha definito la morte di Pretti una “esecuzione” da parte delle forze federali, dicendo di essere “assolutamente orripilata, col cuore spezzato e profondamente disgustata”. Omar ha chiesto il ritiro immediato delle forze federali e un’azione forte del Congresso contro le operazioni aggressive nell’area.

Elizabeth Warren, senatrice degli Stati Uniti per il Massachusetts, ha definito l’episodio “orrendo”, accusando gli agenti federali di aver sparato e ucciso “un’altra persona innocente” e chiedendo che ICE venga allontanato dal Minnesota, che si fermi il finanziamento della violenza istituzionale e che si ponga fine all’assalto alle comunità locali.

Chuck Schumer, leader della minoranza democratica al Senato degli Stati Uniti, ha reagito alla sparatoria collegandola alla necessità di controlli più rigorosi e responsabilità sulle agenzie di sicurezza interna. Schumer ha dichiarato pubblicamente che i senatori democratici non voteranno a favore di ulteriori stanziamenti per il Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS), che include ICE, finché non saranno introdotte riforme sostanziali sull’uso della forza e supervisione delle operazioni federali nelle comunità.

Kamala Harris, ex vicepresidente degli Stati Uniti, ha reagito con una dichiarazione molto dura, sottolineando il profilo umano di Pretti: lo ha descritto come un infermiere dedicato alla sua comunità “la cui vita era dedicata al servizio” e ha affermato che, secondo i video diffusi, l’ultimo gesto di Pretti prima di essere ucciso è stato fare tutto quanto possibile per proteggere la sua comunità. Harris ha definito la situazione a Minneapolis quasi come una “occupazione assassina” da parte del governo federale, dicendo di essere “indignata e con il cuore spezzato per Alex, la sua famiglia, Minneapolis e l’America”, aggiungendo che agenti federali sembrano aver trasformato la città in uno scenario in cui si uccidono cittadini piuttosto che proteggerli.

L’intervento di Obama

Alle reazioni dei democratici si aggiunge quella dell’ex presidente Barack Obama, che ha definito l’uccisione di Alex Pretti una “tragedia straziante” e un “campanello d’allarme per ogni americano”. Obama ha osservato che le tattiche adottate dagli agenti federali in Minnesota sembrano intimidire, provocare e mettere in pericolo i residenti, piuttosto che collaborare con le autorità locali per garantire la sicurezza. Ha chiesto che le operazioni siano condotte in modo legale e responsabile e ha espresso sostegno alle proteste pacifiche, sottolineando che “questo deve finire” e che l’amministrazione dovrebbe lavorare con il governatore Walz e il sindaco Frey per evitare ulteriori escalation. La presa di posizione di Obama è stata rilasciata in una dichiarazione congiunta con Michelle Obama, dopo la diffusione dei video e la crescente indignazione nazionale.

Schumer ha inoltre minacciato di opporsi al finanziamento del Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS), inclusi i fondi per ICE, se non saranno introdotte riforme strutturali e responsabilità significative per le azioni degli agenti, aprendo la porta a un potenziale scontro politico o a uno shutdown del governo federale.

Una ferita profonda nel dibattito nazionale

La morte di Alex Pretti, unita alla recente sparatoria di Renee Good e ad altri episodi simili, ha trasformato Minneapolis in un laboratorio di tensioni nazionali su immigrazione, diritti civili e l’uso della forza da parte delle agenzie federali. Da una parte, l’amministrazione insiste sulla narrativa della sicurezza e della legittima difesa; dall’altra, manifestanti, democratici e molti osservatori criticano l’uso eccessivo della forza, l’assenza di trasparenza e la crescente militarizzazione delle risposte alle proteste civili.

In un clima politico già profondamente polarizzato, questi episodi sono destinati a rimanere al centro del dibattito pubblico — e forse a segnare un punto di svolta nelle discussioni sulla supervisione e sulla responsabilità delle forze federali negli Stati Uniti.

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Italian, lives in the United States. He is a professional journalist accredited to the White House. He publishes reports and videos.

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