
WASHINGTON DC – Una risposta immediata, politica e giuridica insieme. Nel corso di una conferenza stampa convocata nella Briefing Room della Casa Bianca, a margine della sentenza della Corte Suprema che ha ridimensionato la sua strategia tariffaria, Donald Trump ha annunciato la firma di un ordine esecutivo per introdurre una tariffa globale aggiuntiva del 10% sulle importazioni.
La decisione arriva a poche ore dalla sentenza con cui la Corte ha giudicato illegittimo l’uso estensivo dei poteri di emergenza per imporre dazi su larga scala senza il coinvolgimento del Congresso. Uno stop che il presidente ha definito “profondamente sbagliato”, ma che – ha assicurato – non fermerà la sua linea in materia commerciale.
Tariffa temporanea fino a 150 giorni: il ricorso alla Sezione 122
La nuova misura sarà adottata ai sensi della Sezione 122 del Trade Act, che consente al presidente di introdurre tariffe temporanee per un periodo massimo di 150 giorni in caso di squilibri economici o difficoltà nella bilancia dei pagamenti.
Trump ha spiegato che questa strada rappresenta una soluzione alternativa per proseguire nella difesa dell’industria americana, aggirando il vincolo imposto dalla sentenza. La tariffa del 10% si aggiungerà a quelle già in vigore e sarà applicata in modo generalizzato, in attesa di eventuali interventi più strutturali.
Parallelamente, l’amministrazione avvierà nuove indagini ai sensi della Sezione 301 del Trade Act, lo strumento già utilizzato in passato contro pratiche commerciali ritenute sleali, e valuterà ulteriori iniziative previste dalla normativa federale.
La sentenza e il nodo dell’IEEPA
Al centro del pronunciamento della Corte vi è l’utilizzo dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), la legge che consente al presidente di adottare misure economiche straordinarie in situazioni di emergenza nazionale.
Secondo la maggioranza dei giudici, tale normativa non può essere interpretata come base giuridica per imporre dazi generalizzati senza una specifica autorizzazione del Congresso. La Corte ha ribadito che la competenza primaria in materia fiscale e tariffaria spetta al potere legislativo.
Trump, intervenendo davanti ai giornalisti, ha sostenuto che la Corte abbia limitato solo un particolare strumento giuridico, senza intaccare in modo sostanziale le prerogative presidenziali in ambito commerciale. “Se non posso imporre tariffe con quella legge, posso comunque utilizzare altri statuti federali”, ha affermato, sottolineando quella che a suo dire sarebbe una contraddizione nella decisione dei giudici.
Gli altri strumenti: sicurezza nazionale e nuove indagini
Nel suo intervento, il presidente ha ricordato che restano pienamente operativi altri meccanismi normativi, tra cui la Sezione 232 del Trade Expansion Act, che consente l’introduzione di dazi per motivi di sicurezza nazionale.
Ha inoltre annunciato l’apertura di nuove istruttorie contro Paesi e aziende straniere accusati di pratiche commerciali scorrette, lasciando intendere che le misure future potrebbero risultare “ancora più incisive” rispetto a quelle bocciate dalla Corte.
Secondo Trump, il percorso alternativo potrebbe richiedere tempi più lunghi, ma portare a risultati finanziari superiori. “Ci farà incassare più soldi”, ha dichiarato, riferendosi alle entrate derivanti dalle tariffe.
Scontro istituzionale e ruolo del Congresso
La decisione della Corte Suprema riporta al centro il tema dell’equilibrio tra poteri dello Stato. I giudici hanno chiarito che la scrittura della politica fiscale, comprese le tariffe, è prerogativa del Congresso.
Trump ha però respinto l’idea di dover necessariamente negoziare con i legislatori per ogni intervento tariffario. Alla domanda sul perché non collaborare direttamente con il Congresso, ha risposto in modo netto: “Non devo”.
La vicenda apre così una nuova fase di tensione tra potere esecutivo e potere giudiziario, con possibili ripercussioni anche sul piano politico, in vista dei prossimi appuntamenti istituzionali.
L’impatto economico rivendicato dalla Casa Bianca
Nel corso della conferenza, il presidente ha difeso con forza la propria politica commerciale, sostenendo che nell’ultimo anno le tariffe avrebbero prodotto entrate federali per centinaia di miliardi di dollari, rafforzato i mercati finanziari e contribuito a ridurre pratiche commerciali scorrette.
Trump ha inoltre collegato la strategia tariffaria a obiettivi di sicurezza nazionale, citando anche la lotta contro il traffico di fentanyl come uno dei risultati indiretti delle misure restrittive adottate.
Pur avendo in passato definito un eventuale annullamento dei dazi come un “disastro” per il Paese, il presidente ha ora sostenuto che la sentenza avrebbe paradossalmente introdotto maggiore chiarezza e stabilità nel quadro normativo.
Il riferimento al discorso sullo Stato dell’Unione
Nel corso dell’incontro con la stampa, Trump ha commentato anche la partecipazione dei giudici al suo discorso sullo Stato dell’Unione, che verrà pronunciato martedì davanti al Congresso riunito in seduta comune su invito del presidente della Camera. La presenza dei membri della Corte è tradizionalmente facoltativa. Con toni polemici, il presidente ha osservato che coloro che hanno votato contro la sua politica tariffaria sarebbero “a malapena” invitati, salvo poi aggiungere di non attribuire particolare importanza alla loro presenza.
Una nuova fase della strategia commerciale
La tariffa globale del 10% e l’avvio di nuove indagini segnano l’inizio di una fase diversa nella strategia commerciale dell’amministrazione. Se da un lato la Corte Suprema ha fissato un limite preciso all’uso dei poteri d’emergenza, dall’altro la Casa Bianca appare determinata a sfruttare ogni altro strumento legale disponibile.
Trump ha concluso con un messaggio improntato all’ottimismo, sostenendo che l’economia statunitense ne uscirà rafforzata e che gli Stati Uniti continueranno a mantenere una posizione dominante nel contesto globale. Lo scontro tra esecutivo e magistratura sul terreno delle politiche commerciali, tuttavia, è destinato a rimanere al centro del dibattito politico nelle prossime settimane.


