Dazi, Trump minaccia ritorsioni contro i Paesi che “giocheranno” con la sentenza della Corte Suprema

WASHINGTON DC – Il presidente americano Donald Trump ha trasformato la recente decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti in uno dei capitoli più controversi della sua politica economica: l’organo giudiziario ha dichiarato illegali molte delle tariffe sulle importazioni imposte dall’amministrazione, ma Trump ha risposto con un rilancio aggressivo, annunciando un nuovo regime di dazi globali al 15% e minacciando ritorsioni nei confronti dei paesi che cerchino di “aggirare” la decisione Suprema.

L’avvio di questo nuovo capitolo di politica commerciale arriva in un contesto di forti divisioni istituzionali, preoccupazioni economiche diffuse e tensioni crescenti con partner internazionali sui confini del diritto commerciale.

La Corte Suprema: stop alle tariffe e limiti costituzionali

Lo scorso fine settimana la Corte Suprema ha deliberato che l’uso da parte dell’amministrazione Trump dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) del 1977 per imporre dazi su quasi tutte le importazioni non era autorizzato dalla legge. La sentenza ha stabilito che il presidente non può utilizzare poteri emergenziali per sostituire il ruolo del Congresso nella definizione di tasse e tariffe — prerogativa esclusiva del Parlamento.

Trump ha reagito con durezza, definendo la decisione “disastrosa” e accusando i giudici di aver tradito lo spirito nazionale. In una conferenza stampa nella briefing room della Casa Bianca a margine della sentenza della Corte Suprema, il presidente repubblicano ha dichiarato di essere “profondamente deluso” e ha affermato che la Corte dovrebbe vergognarsi per le sue decisioni.

Il ruolo del Congresso e la battaglia costituzionale

Il cuore della questione è costituzionale: sotto la Costituzione degli Stati Uniti, solo il Congresso ha il potere di imporre tasse. La Corte ha ribadito che l’IEEPA non menziona esplicitamente i dazi, cosa che rende illegittimo il tentativo dell’amministrazione di aggirare il Parlamento per imporre tariffe su scala globale.

Questa decisione segna uno dei più significativi controlli sull’autorità esecutiva in materia economica degli ultimi decenni, ponendo un freno alle interpretazioni più ampie dell’esecutivo circa i limiti delle leggi d’emergenza.

Nuovi dazi e vie alternative: la risposta di Trump

Nonostante l’annullamento delle tariffe precedenti, Trump non ha arretrato. Ha già siglato un ordine esecutivo per imporre una nuova tariffa globale del 10%, e ha dichiarato di voler portare quella soglia al 15%, facendo leva su un’altra legge commerciale — il Trade Act del 1974 — che consente sanzioni temporanee per problemi di bilancio dei pagamenti.

Secondo questa norma, il presidente può imporre un dazio fino al 15% per un periodo limitato senza approvazione esplicita del Congresso, ma solo seguendo determinati requisiti procedurali.

Reazioni internazionali: preoccupazioni e frizioni

La risposta globale alla mossa di Trump è stata immediata e critica. L’Unione Europea ha sollevato dubbi sul rispetto degli impegni commerciali e richiesto maggiore chiarezza sulla direzione economica americana. Anche la Cina ha espresso la sua opposizione alle misure unilaterali, avvertendo che un’escalation tariffaria danneggerà le relazioni commerciali e sollecitando Washington a rimuovere “misure tariffarie unilaterali”.

Paesi come l’Australia stanno insistendo affinché gli accordi di libero scambio esistenti, che garantiscono accesso senza dazi per le merci australiane, siano rispettati, generando tensioni diplomatiche su entrambi i lati del Pacifico.

Impatto economico: mercati e incognite

A livello finanziario, l’annuncio di dazi più alti ha subito influenzato i mercati: il dollaro ha segnato un calo, mentre l’oro è salito, riflettendo la crescente incertezza economica e commerciale. Gli esperti sottolineano che questa nuova fase di politiche commerciali causerà maggiore incertezza per imprese e catene di approvvigionamento globali, con potenziali effetti sui prezzi al consumo e sugli investimenti a medio termine.

Rimborsi delle tariffe illegali e pressioni interne

Un altro fronte critico riguarda i rimborsi delle tariffe dichiarate illegali. Alcuni senatori democratici hanno introdotto una legge per chiedere al governo di restituire circa 175 miliardi di dollari raccolti attraverso le tariffe IEEPA, una cifra che equivarrebbe a circa 1.300 dollari per famiglia statunitense. Questo tema è destinato ad alimentare dibattito politico interno, con i democratici che lo usano come strumento per criticare la gestione economica repubblicana e promuovere sollievo per consumatori e piccole imprese.

Consenso pubblico e immigrazione: un quadro più ampio

Il presidente Trump si trova inoltre in difficoltà sul piano dell’approvazione pubblica. Secondo sondaggi recenti, solo una minoranza di adulti statunitensi approva la sua leadership economica e la sua gestione dell’immigrazione, due temi centrali della sua agenda politica.

Le preoccupazioni dei cittadini riguardano soprattutto costi della vita, accesso all’alloggio e servizi, fattori che si intrecciano con le politiche di dazi e tasse, generando un clima di sfiducia nei confronti delle soluzioni proposte dall’amministrazione.

Verso il discorso sullo Stato dell’Unione
Nel frattempo, Donald Trump ha confermato che il suo prossimo discorso sul lo Stato dell’Unione sarà “lungo” e dettagliato, con l’intento di difendere il suo operato e delineare le priorità future.

Sebbene la durata stessa del discorso sia un tema discusso, il contenuto potrebbe essere cruciale per chiarire la visione politica e rilanciare l’immagine presidenziale in vista delle elezioni di medio termine.

Conclusione: tensione istituzionale e rischio di escalation
Il braccio di ferro tra la Casa Bianca e la Corte Suprema, unito alla crescente inquietudine internazionale, disegna uno scenario in cui le tariffe diventano non solo uno strumento economico ma anche politico e geopolitico.

Da un lato c’è una Corte che ribadisce i limiti costituzionali del potere esecutivo; dall’altro un presidente determinato a utilizzare ogni leva normativa disponibile per perseguire la sua strategia. Questa tensione istituzionale non solo influenzerà il commercio globale, ma potrebbe ridefinire le relazioni tra legislativo, esecutivo e giudiziario negli Stati Uniti per gli anni a venire — con implicazioni profonde per l’economia, la diplomazia e la politica interna.

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Italian, lives in the United States. He is a professional journalist accredited to the White House. He publishes reports and videos.

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