
WASHINGTON DC – Nel corso di un briefing alla Casa Bianca, la portavoce Karoline Leavitt ha delineato con fermezza la posizione dell’amministrazione Trump nei confronti dell’Iran, combinando aperture diplomatiche a toni decisamente più duri sul piano militare.
Leavitt ha descritto i negoziati in corso come un’opportunità rara per Teheran, invitando il governo iraniano a compiere una scelta definitiva: rinunciare alle ambizioni nucleari e interrompere ogni forma di sostegno ad attività considerate terroristiche dagli Stati Uniti. Secondo la portavoce, si tratterebbe di “un momento decisivo, forse irripetibile, per costruire un’intesa duratura con Washington”.
L’alternativa: intervento militare sul tavolo
Accanto all’apertura diplomatica, resta però ben chiara la minaccia di un’azione militare. Leavitt ha sottolineato che le forze armate statunitensi sono pronte a intervenire qualora l’Iran rifiutasse un accordo. Tra gli scenari ipotizzati, anche operazioni mirate contro infrastrutture strategiche, come impianti energetici e centrali elettriche. L’obiettivo dichiarato è impedire in modo definitivo a Teheran di rappresentare una minaccia concreta per gli Stati Uniti e i loro alleati.
Verifiche rigorose e diffidenza verso il regime
Sul piano negoziale, la Casa Bianca mantiene una linea di estrema cautela. Leavitt ha evidenziato che ogni dichiarazione proveniente dall’Iran sarà sottoposta a controlli stringenti. Pur riconoscendo un atteggiamento apparentemente più pragmatico da parte degli interlocutori iraniani rispetto al passato, la portavoce ha ribadito che Washington non si fida delle promesse del regime, accusato di aver ingannato gli Stati Uniti per decenni.
Tempistiche strette: accordo entro pochi giorni
Un elemento chiave emerso dal briefing riguarda i tempi: il presidente punta a chiudere un’intesa in circa dieci giorni. Tuttavia, i dettagli delle trattative restano riservati e non saranno resi pubblici nell’immediato.
Critiche interne: attacco ai democratici
Leavitt ha poi spostato l’attenzione sul fronte interno, criticando duramente i democratici al Congresso. Secondo la portavoce, il mancato finanziamento del Dipartimento per la Sicurezza Interna avrebbe generato una situazione critica, con ripercussioni significative negli aeroporti. Ha parlato di dimissioni tra il personale della sicurezza e di disservizi diffusi, tra cui lunghe attese per i passeggeri e rischi crescenti per la sicurezza.
Misure urgenti per la sicurezza aeroportuale
Per affrontare l’emergenza, il presidente Trump ha firmato un memorandum volto a garantire stipendi e benefici ai lavoratori della sicurezza aeroportuale, con l’obiettivo di stabilizzare il sistema e tutelare il personale coinvolto.
Immigrazione e sicurezza: scontro politico acceso
Nel suo intervento, Leavitt ha anche accusato i democratici di ostacolare il finanziamento dell’ICE, sostenendo che ciò favorisca un aumento dell’immigrazione irregolare e contribuisca al caos attuale. Le tensioni politiche interne si intrecciano così con le questioni di sicurezza nazionale e con la strategia internazionale dell’amministrazione. La linea della Casa Bianca resta duplice: da un lato il dialogo, dall’altro la preparazione militare. “La diplomazia è la priorità”, ha ribadito Leavitt, chiarendo però che questo non implica alcun passo indietro rispetto alle opzioni militari già pianificate. Una strategia che punta a mantenere alta la pressione su Teheran mentre proseguono negoziati delicati e decisivi.


