
MESSINA – Dalla diagnostica avanzata alla telemedicina, dai dispositivi indossabili ai micro e nano-sistemi per applicazioni cliniche: la ricerca incontra il territorio e guarda al futuro della salute, generando tecnologie capaci di sviluppare prodotti di grande impatto sociale nel campo dei lettori ottici e dei chip, e lo sviluppo di nuovi dispositivi intelligenti che offrono numerose opportunità di mercato.
Questi i temi trattati stamattina – 23 gennaio – nell’Aula Magna del Rettorato dell’Università degli Studi di Messina nel corso dell’evento di Samothrace – Sicilian MicronanOTecH Research And Innovation Center dedicato al Pillar Health. L’iniziativa, finanziata nell’ambito del PNRR, ha rappresentato un momento di sintesi e confronto sui risultati raggiunti nei tre anni di attività di ricerca dell’Ecosistema Samothrace in ambito salute, mettendo in dialogo Università, centri di ricerca, sistema sanitario e industria. L’evento, che s’inserisce nel ciclo di appuntamenti siciliani promossi da Samothrace per valorizzare i risultati dell’Ecosistema dell’Innovazione e consolidare un modello di sviluppo basato su ricerca, tecnologia e trasferimento al mercato, ha delineato un panorama scientifico fortemente orientato all’innovazione tecnologica applicata alla medicina avanzata. I progetti presentati spaziano dallo sviluppo di micro e nanosistemi per la diagnostica precoce, come le piattaforme per la liquid biopsy e le tecnologie PCR-free per l’analisi dei microRNA associati a patologie neurodegenerative, fino a sensori indossabili e dispositivi intelligenti per il monitoraggio continuo dei parametri fisiologici. Grande rilievo assumono le ricerche su lab-on-chip, microsistemi integrati e piattaforme microfluidiche, capaci di ridurre tempi e costi delle analisi cliniche, migliorando accuratezza e accessibilità delle diagnosi point-of-care. Parallelamente, l’integrazione di nanomateriali funzionali, strutture plasmoniche e assemblaggi ibridi apre nuove prospettive nella rilevazione ultra-sensibile di biomarcatori tumorali e allergenici. Un ulteriore ambito strategico riguarda lo sviluppo di modelli avanzati in vitro e organ-on-chip, utili per lo studio delle dinamiche metaboliche e molecolari dei tumori, riducendo il ricorso alla sperimentazione animale. Le ricerche su telemedicina, dosimetria intelligente e tecnologie in carburo di silicio per applicazioni biomedicali confermano infine l’approccio interdisciplinare di Samothrace, orientato a soluzioni ad alto livello di maturità tecnologica, pronte per il trasferimento clinico e industriale.
Per i saluti istituzionali sono intervenuti la Magnifica Rettrice Unime prof.ssa Giovanna Spatari, il prof. Salvatore Baglio presidente Fondazione Samothrace, la prof.ssa Rosalba Parenti delegata del Rettore dell’Università di Catania per Scienze della Vita che ha portato i saluti del Rettore Foti, il prof. Giovanni Neri responsabile scientifico Spoke 2 progetto Samothrace e la prof.ssa Paola Dugo Prorettrice alla Ricerca dell’Università degli Studi di Messina. «I nostri Atenei hanno investito in risorse umane – ha affermato la Rettrice Giovanna Spatari – l’Università di Messina considera cruciale il capitale umano e noi ci stiamo occupando dei nostri giovani. Il progetto nasce per stabilire e offrire competenze avanzate alle aziende, e noi stiamo provando come Ateneo a non lasciare nessuno indietro». Durante la giornata sono stati presentati numerosi Pitch di ricerca che hanno illustrato soluzioni innovative: progetti accomunati da un forte orientamento al trasferimento tecnologico e al raggiungimento di alti livelli di maturità tecnologica (TRL), con concrete prospettive di applicazione clinica e industriale. «Il Pillar Health ha rappresentato un esempio concreto di come la ricerca possa generare soluzioni reali, con un impatto diretto sul territorio e sul sistema sanitario – ha dichiarato il prof. Salvatore Baglio – Adesso è il momento di costruire e moltiplicare quello che è stato fatto fin qui. Oggi sono stati presentati tanti risultati che si portano dietro idee, alcune delle quali sono oggetto di brevetto o di spin off. L’obiettivo è mettere a terra risultati per il territorio e innescare un meccanismo di moltiplicazione e valorizzazione della conoscenza. La qualità e la varietà dei progetti presentati confermano il valore di un approccio trasversale che integra esigenze cliniche, innovazione tecnologica e opportunità di mercato, favorendo lo sviluppo di prodotti e servizi ad alto contenuto innovativo». Grande attenzione ha riscosso anche la sessione Poster e Demo, che ha consentito ai partecipanti di conoscere da vicino prototipi, piattaforme sperimentali e dimostratori tecnologici, confermando il valore di un approccio integrato tra ricerca di frontiera, sviluppo tecnologico e impatto sul sistema sanitario. Momento centrale della giornata è stata la tavola rotonda “Better Science for Better Health”, moderata dal giornalista Emilio Pintaldi (RTP TV), che ha visto il confronto tra rappresentanti del mondo clinico, della ricerca e dell’industria. Un dialogo che ha evidenziato come la collaborazione tra competenze diverse sia oggi fondamentale per trasformare l’innovazione scientifica in benefici concreti per i pazienti e per la sanità. «Il progetto è strategico – ha dichiarato la prof.ssa Rosalba Parenti – e il Pillar health riassume un sistema capace di integrare conoscenze scientifiche e tecnologie applicative con una visione verso il mercato. La collaborazione sinergica tra Università, Centri di Ricerca, imprese e servizio sanitario è la chiave vincente per avere risultati ed essere competitivi nel nostro territorio e a livello nazionale». «I risultati del progetto sono evidenti – ha affermato il prof. Giovanni Neri – sono tante le industrie del territorio coinvolte, adesso abbiamo l’ambizione di produrre risultati che resistano nel tempo».


