ONU, 23 settembre: Trump scuote l’Assemblea Generale tra Ucraina e Gaza

0
206
Aula Assemblea Generale Onu - Foto di Stefano Scibilia

NEW YORK – Il ritorno di Donald Trump all’Assemblea Generale dell’ONU ha avuto il sapore del colpo di scena. Con toni aggressivi e senza mezze misure, il presidente degli Stati Uniti ha rivendicato di aver posto fine a “7 guerre in 7 mesi”, accusando l’ONU di essere un organismo inefficace, capace solo di produrre “parole vuote” di fronte ai conflitti.
Non solo: Trump ha ribaltato la narrazione sulla guerra in Ucraina, definendo la Russia una “tigre di carta” incapace di prevalere dopo oltre tre anni e mezzo di combattimenti, e lasciando intendere che Kiev può riconquistare tutti i territori occupati se sostenuta dall’Europa e dalla NATO.

La svolta sull’Ucraina e il faccia a faccia con Zelensky

A margine dei lavori, l’incontro con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha confermato la virata di Trump. Fino a poco tempo fa incline a chiedere compromessi territoriali a Kiev, il presidente americano ha invece affermato che “i confini originali dell’Ucraina sono un’opzione concreta”, aprendo a un sostegno più esplicito alle ambizioni ucraine.
Zelensky ha accolto con favore il cambio di tono, sottolineando che Trump sembra oggi “più vicino alla posizione ucraina” e lasciando intendere che potrebbero aprirsi prospettive di garanzie di sicurezza da parte degli Stati Uniti dopo la guerra. Resta però l’incognita: si tratta di una svolta autentica o di una mossa tattica nel grande gioco geopolitico che coinvolge anche la Cina, osservata speciale da Kiev?

Gaza, Iran e migranti: la linea dura di Trump

Il presidente USA ha poi affrontato il dossier mediorientale con la consueta retorica muscolare. Ha chiesto di rilanciare gli Accordi di Abramo, ha esortato Israele e Hamas a liberare gli ostaggi e a restituire i corpi dei civili uccisi, ma al tempo stesso ha rivendicato l’operazione militare americana contro le capacità nucleari di Teheran, definendola un successo che “nessun altro Paese avrebbe potuto realizzare”.

Sul tema migratorio, ha puntato il dito contro l’ONU, accusandola di “finanziare un assalto ai Paesi occidentali” e denunciando l’arrivo di centinaia di migliaia di migranti irregolari negli Stati Uniti. La sua visione è chiara: l’Onu non solo non ferma i flussi, ma li alimenta.

Meloni e l’Italia tra diplomazia e pragmatismo

Nel dibattito internazionale si è inserita anche la voce della premier italiana Giorgia Meloni, che ha insistito sulla necessità di un approccio realistico: difendere l’Ucraina senza però perdere di vista il Mediterraneo e le crisi legate ai flussi migratori. Meloni ha sottolineato che l’Italia si pone come ponte strategico tra Nord e Sud del mondo, ribadendo la centralità della sovranità nazionale e della lotta contro il traffico di esseri umani.

Lula e Guterres: l’altra visione del mondo

Dal Sud globale è arrivato un controcanto forte. Luiz Inácio Lula da Silva, presidente del Brasile, ha denunciato l’ipocrisia delle grandi potenze, ricordando che non esistono guerre di serie A e di serie B: “Ogni conflitto merita la stessa attenzione”. Il leader brasiliano ha invocato un multilateralismo autentico, che restituisca all’ONU un ruolo centrale.
Ancora più netta la posizione del Segretario Generale Antonio Guterres, che ha parlato di “orrore mostruoso” a Gaza, evocando la possibilità di genocidio e richiamando la Corte Internazionale di Giustizia a intervenire. Al tempo stesso, ha ribadito che nulla può giustificare il massacro del 7 ottobre né la punizione collettiva del popolo palestinese. Parole che hanno scosso l’aula e posto interrogativi sulla legittimità morale della comunità internazionale.

Un’Assemblea che fotografa il mondo diviso

L’Assemblea Generale del 23 settembre 2025 ha messo a nudo le faglie della geopolitica globale. Trump ha scelto la strada del protagonismo e della sfida diretta alle istituzioni multilaterali, rilanciando l’idea di un’America forte e autosufficiente, pronta a usare i dazi doganali come arma di difesa.

Meloni ha cercato di ritagliarsi un ruolo di equilibrio, Lula ha difeso le istanze del Sud globale e Guterres ha richiamato al rispetto del diritto internazionale. Sullo sfondo, Zelensky resta sospeso tra speranza e incertezza, guardando agli Stati Uniti come al vero ago della bilancia.

Un ordine mondiale in frantumi

Il filo conduttore emerso a New York è chiaro: viviamo in un tempo in cui l’ONU fatica a trovare legittimità, e in cui le grandi potenze usano la diplomazia come arma di pressione più che come strumento di pace. Trump si propone come il grande risolutore, ma lo fa dividendo il mondo in alleati e nemici, e rilanciando una visione che indebolisce il multilateralismo.

L’Assemblea di quest’anno non passerà alla storia per decisioni concrete, ma per aver mostrato che il mondo è di fronte a una svolta epocale: la ridefinizione di equilibri, alleanze e regole. E forse, mai come oggi, l’ONU appare come lo specchio di un ordine globale che rischia di andare in frantumi.

Articolo precedenteA New York si apre l’Assemblea Generale ONU: la Palestina torna al centro della diplomazia globale
Prossimo articoloNew York accoglie l’Assemblea Generale Onu: le voci della protesta pro-Palestina tra striscioni ed emozioni (VIDEO)
Italian, lives in the United States. He is a professional journalist accredited to the White House. He publishes reports and videos.

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here